«Il Professore ha rimosso la sentenza Cirio»

Cicchitto: «Il gip ammise che la nuova legge sull’abuso d’ufficio favorì l’assoluzione dell’ex premier»

da Roma

Il fronte giudiziario, rimasto negli ultimi mesi alla periferia dello scontro tra i due poli, torna improvvisamente sotto le luci dei riflettori, dopo la sentenza di assoluzione per Silvio Berlusconi nel processo All Iberian. Allo scontato uragano di attacchi che si levano dal centrosinistra - con l’Unione che ripone il garantismo nel cassetto e accusa il centrodestra di produrre leggi ad personam - risponde la contraerea di Forza Italia. Fabrizio Cicchitto, ma anche Elio Vito, ricordano in coro un precedente scomodo per il centrosinistra: «Prodi fu salvato dal processo sulla svendita della Cirio-Bertolli-De Rica con la modifica dell’abuso d’ufficio varata dal centrosinistra».
La replica del Professore è secca e indignata. «Sono affermazioni infondate, ispirate dalla volontà di falsificare la realtà per evidenti fini di strumentalizzazione di parte» commenta Romano Prodi, minacciando azioni legali. «Il giudice pronunciò la sentenza di non luogo a procedere con la più ampia formula di proscioglimento (il fatto non sussiste)». Il vicecoordinatore di Forza Italia, però, non demorde. E dopo aver letto la replica prodiana ribadisce la propria versione dei fatti. «Ci dispiace - premette Cicchitto - che Prodi abbia completamente rimosso i fatti per la quale la procura di Roma chiese il suo rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio e sulla quale esercitò una notevole influenza la successiva modifica della legge, come risulta da ciò che disse in conclusione il giudice Landi». Cicchitto ricorre quindi a una citazione dal libro di Imposimato, Pisauro e Provvisionato «Corruzione ad Alta Velocità». La citazione comincia ricordando che il 25 novembre 1996 la Procura di Roma chiese il rinvio a giudizio di Prodi, allora presidente del Consiglio. Secondo l’accusa «Prodi e gli altri membri del cda dell’Iri avevano intenzionalmente avvantaggiato la Fisvi di Lamiranda». In particolare Prodi, secondo l’accusa, «aveva consentito alla Fisvi di acquistare la Cirio-Bertolli-De Rica senza che la stessa ne avesse i mezzi». Il libro citato da Cicchitto parla anche di «insulti e avvertimenti» ai danni della dottoressa Geremia, che conduce l’inchiesta. Il 25 novembre 1996 arriva la richiesta di rinvio a giudizio, mentre si intensificano le minacce contro il magistrato che ha condotto l’inchiesta. Infine, il 22 dicembre 1997, «il gip Landi conclude l’udienza preliminare, assolvendo gli imputati». Tuttavia, prosegue la citazione, «la sentenza Landi sarebbe dovuta essere depositata entro il 23 gennaio 1998» e invece arriva «nel pomeriggio del 9 febbraio: due giorni prima Giuseppina Geremia era stata trasferita alla procura generale di Cagliari», dopodichè «nessuno proporrà impugnazione». Nella sentenza, ricorda il libro citato da Cicchitto, «Landi si sofferma a lungo sul reato di abuso in atti d’ufficio, la cui formulazione è stata sostituita con una legge del luglio ’97 proprio mentre l’udienza preliminare è ancora in corso». «Landi osserva correttamente che la nuova ipotesi di abuso, è più favorevole all’imputato». «Dedichiamo a Prodi» conclude Cicchitto «le considerazioni del giudice Landi. Se poi vogliamo proseguire su questo dialogo, possiamo anche ritornare sul caso Sme».