Il Professore merita di andare dietro la lavagna

Marcello D’Orta

Se fossi un vignettista bravo come Forattini o Giannelli, d'ora in avanti rappresenterei Romano Prodi con le fattezze di Tersìte.
Chi è Tersìte? È forse l’unico personaggio comico dell’Iliade. Omero ce lo presenta guercio, zoppo, gobbo, calvo, di bassa condizione sociale. Prende parola nell’Assemblea, protestando contro Agamennone, ma articola suona animaleschi, e annoia l’uditorio («il sol Tersìte/di gracchiar non resta, e fa tumulto/parlator petulante»), fino a che Ulisse lo zittisce colpendolo con lo scettro. Tersìte se ne ritorna al posto piangendo: tutti gli astanti, nonostante le circostanze assai poco favorevoli all’allegria, ridono.
Anche Romano Prodi ha gracchiato in questi giorni, ma per nostra sfortuna nessun Odisseo gli ha rotto una verga sulle spalle. Anzi da qualche parte (dalle sue parti, naturalmente) ha riscosso consenso. Consenso per una «uscita» che invece avrebbe dovuto suscitare le risate (la disapprovazione) di tutti.
Mi riferisco, naturalmente, alle esternazioni susseguenti i fatti di Francia: «Abbiamo le peggiori periferie d’Europa. È solo questione di tempo, e poi toccherà anche a noi. Avremo tante Parigi». Uno iettatore così, io che vivo a Napoli da sempre, poche volte l’ho incontrato: il nostro Krancic dovrebbe raffigurarlo vestito di scuro, gli occhiali neri cerchiati e lo sguardo cimiteriale. È un’immagine che gli fa giustizia.
Che le periferie d’Italia siano degradate, chi può metterlo in dubbio? In una di queste periferie, Secondigliano, ho insegnato per quindici anni, e conosco bene l’orrore urbano e l’abbrutimento di certa parte della popolazione. Le cosiddette «Vele» (grattacieli-alveari) furono realizzate in ossequio ad una utopia della socialità che ha prodotto solo disastri. Architetti marxisti e filosofi del post-niente, convinti che il vicolo è un «istinto» che il napoletano si porta dentro dovunque vada, vollero ricreare le condizioni urbane, antropologiche, sociali (trovate voi il termine adatto) del vicolo: la cosiddetta «economia del vico» doveva realizzarsi nei palazzoni di venti piani, ogni inquilino doveva stare a stretto contatto con l’altro, doveva riproporsi, insomma, l’ambiente tipico delle commedie di Eduardo (il «basso») dove ogni donna è una Filumena Maturano e ogni uomo un Domenico Soriano.
Finì che invece di rappresentarsi Napoli milionaria, si mise in scena Questi fantasmi, con tanto di (veri) morti ammazzati e uomini-spettri che vagavano per strada.
Quanto vale per Secondigliano, vale (con qualche differenza non sostanziale) per lo Zen di Palermo o le borgate di Roma, ma paragonare queste realtà alla periferia di Parigi denota un’ignoranza imbarazzante di certe realtà urbane, sempre che non si tratti di malafede. Il confronto tra quella periferia e le nostre, infatti, è improponibile. Sono stato a Parigi una decina di volte; basta entrare in metropolitana per rendersi conto del numero impressionante di extracomunitari, specialmente neri. Roma, Napoli, Milano, Torino, contano migliaia di stranieri residenti, ma Parigi è una megalopoli con una percentuale di immigrati nettamente superiore alla nostra, moltissimi dei quali di fede islamica. Ed è proprio questo il punto. A scatenare la rivolta nelle banlieue della capitale, non sono stati - come osserva Giordano Bruno Guerri sul nostro quotidiano - extracomunitari ebrei, cattolici o cristiani (che pur tra mille difficoltà si sono integrati nelle città di accoglienza), ma gruppi di musulmani «riottosi ad accettare le nostre regole e le nostre usanze».
Le periferie di casa nostra sono abitate in larga parte da italiani, e comunque lo straniero si è inserito, o comunque adeguato alla vita di quartiere. Episodi di intolleranza o di razzismo sono sporadici. A Napoli chiamiamo «marocchini» e «mustafà» tutti gli uomini di colore, e c’è una grande simpatia nei loro confronti. Il nostro vero, grande problema, è un altro: è la camorra.
Infine starei bene attento a chiamare Bronx «le Vele» di Secondigliano, il «San Paolo» di Bari o «Le Lavatrici» di Genova. Nel Bronx (precisamente, nel South Bronx) si trovano gli slums (i quartieri) più degradati e malfamati di New York, e la quotidianità è scandita da fatti di violenza che non trovano l’equivalente nelle nostre periferie. A scuola molti ragazzi vanno armati, e così anche qualche professore.
E a proposito di professori: Prodi meriterebbe di andare dietro la lavagna per le sue apocalittiche, iettatorie e soprattutto infondate previsioni.
mardorta@libero.it