«Il Professore non cancellerà il nostro lavoro»

«Se vinciamo col riconteggio nuovo voto. Se no sapremo che cosa fare...»

Fabrizio de Feo

da Roma

L’intento di Romano Prodi è dichiarato: «Coinvolgere nel programma di governo anche chi non ci ha dato il suo consenso». Una sirena che la Casa delle libertà scaccia via con nettezza, usando parole ferme e bocciando in toto il vademecum letto dal Professore nell’aula del Senato.
Il botta e risposta a distanza tra il neo presidente del Consiglio e la Cdl esplode fin dall’interno dell’emiciclo di Palazzo Madama, con le interruzioni e le contestazioni dei senatori del centrodestra che punteggiano i punti più controversi del discorso di Prodi. Ma la liquidazione senza appello del battesimo politico del nuovo governo unionista arriva con le dichiarazioni dettate a freddo dagli esponenti dell’opposizione. «Si è trattato di un discorsetto di bassissimo livello, molto noioso» dichiara Gianfranco Fini. Al presidente di An non sono andate giù soprattutto le parole sull’Irak. «Con Ciampi in Aula - dice Fini nel corso dell’esecutivo di An - Prodi ha definito il nostro intervento in Irak una guerra, oltre che un grave errore. Ciampi invece ha sempre parlato di intervento di pace. Una vera e propria gaffe».
Silvio Berlusconi, invece, evita commenti a caldo. Ma alza le barricate contro i propositi prodiani di mettere mano alle riforme realizzate dal centrodestra nella scorsa legislatura. «Staremo lì a vigilare affinché non vengano cancellati né la legge Biagi né quella sull’immigrazione, né alcuna delle 36 riforme che abbiamo attuato. E con i nostri numeri, soprattutto al Senato, glielo impediremo: Prodi non riuscirà a farlo». Sul governo non è tenero: «Si regge sulle stampelle dei senatori a vita che - dice - non dovrebbero partecipare al voto di fiducia». Poi, uno sguardo al futuro: «Siamo consapevoli di essere maggioranza nel Paese», promette battaglia alla giunta per le elezioni e confida: «Se verrà fatto tutto con limpidità e se avremo ragione, chiederemo uove elezioni». E se non avvenissero? «Abbiamo già in mente cosa fare per il rispetto di chi ci ha votato». Niente dubbi sulla tenuta della Cdl, tanto che Fini e Berlusconi in coro assicurano: «Il referendum non è una battaglia della sola Lega ma un’occasione di rivincita».
I propositi di «resistenza parlamentare» vengono impugnati da molti altri esponenti di peso del centrodestra. «Berlusconi è il leader della coalizione. Ora farà l’opposizione, come la faremo noi, Fini e Casini. Opposizione dura, mai opposizione che sostituisca la maggioranza. Se qualcosa di quello che proporranno andrà bene potremo votarlo in aggiunta ma mai ci sostituiremo a pezzi della loro maggioranza. Non sperino che noi faremo da supplenti». «Quello che mi allarma - spiega il capogruppo di An alla Camera - sono i contenuti di questo governo, veramente allarmanti. Prima Prodi dice che si vuole riferire a tutti gli italiani poi non c’è un provvedimento del governo di centrodestra che non cerchi di smontare. È tutto sbagliato. Senza contare poi che i ministri sembrano una specie di arcobaleno e di lasagna con dentro nutella e capperi insieme. C’è chi vuole i Pacs, chi vuole il Ponte di Messina e chi non lo vuole, chi vuol tenere la legge Biagi e chi non la vuole, chi si scaglia contro il 2 giugno. Non c’è un solo tema su cui già oggi non siano divisi a metà».
Una sonora bocciatura arriva anche da Francesco Storace. «Banalissimo soprattutto quando ha parlato della sanità» dice il senatore di An. «Lo si è visto dalle reazioni del suo stesso schieramento politico. Prodi ha preso l’applauso più entusiasmante proprio quando ha finito di parlare...», aggiunge sarcastico Storace, che rivendica la battuta al vetriolo arrivata dai banchi dell’opposizione («Allora chiama Moggi...»), quando il premier ha chiesto all’opposizione che «l’Italia torni a vincere». Sulla freddezza manifestata dalla stessa maggioranza si sofferma anche Roberto Castelli. «L’atmosfera in cui Prodi ha tenuto il suo intervento è stato a dir poco surreale, se non ci fossi stato io a gridare provocatoriamente di applaudirlo almeno una volta l’atmosfera sarebbe stata ancor più dimessa» dice l’ex ministro della Giustizia.
Picchia duro l’azzurro Sandro Bondi. «Prodi ha pronunciato un discorso di totale discontinuità nei confronti dell’eredità riformista del governo Berlusconi, anche con accenti di rara disonestà, coerente tuttavia con la sua personalità. Un messaggio diametralmente opposto a quello dichiarato da Fassino alla vigilia dell’elezione del presidente della Repubblica che a questo punto deve essere considerato di natura strumentale e opportunistica». Chiude il segretario Dc Gianfranco Rotondi che rilancia l’ipotesi delle «larghe intese». «Mi aspetto che Prodi apra all’opposizione, definisca il suo come un governo balneare di servizio e si candidi alla guida di un nuovo robusto esecutivo di grande coalizione».