Il Professore? Non lo vota neppure il suo autista

Il camionista del candidato premier: «Io guido soltanto il camion e spero proprio che non me lo righino»

Stefano Filippi

nostro inviato a Bologna

La scenografia è fatta apposta per uno come lui che ama la bicicletta. Un palco dipinto di giallo, come al Tour de France. Bollicine da stappare, anche se non sono «magnum» perché lui ama le cose semplici. Spuma che si sparge a terra «e adesso bisogna pulire». Poltroncine e un divanetto per le interviste del dopocorsa. E infine lui, Romano Prodi, un uomo solo al comando. Solo, perché sul palco ricavato nel tir giallo che da oggi lo porterà in giro per l'Italia non sale nessun altro, a parte l'onorevole Giulio Santagata, il gregario factotum. Niente diessini, niente rutelliani, unicamente i fedelissimi del Professore si ritrovano a festeggiare l'inaugurazione dell'erede del glorioso pullman del 1996 nel piazzale della «fabbrica del programma», periferia nord di Bologna.
Tra feste dell'Unità e della Margherita nessuno omaggia il varo del camion. Prodi è al comando, è solo, e lo sa bene. È la sua sfida al centrodestra di Silvio Berlusconi ma soprattutto al centrosinistra. Una cronoscalata che si concluderà domenica 16 ottobre con il voto delle primarie. «Un lungo viaggio», lo definisce. Conosce i sondaggi che lo danno attorno al 50 per cento, un risultato che equivarrebbe a una sconfitta: centrosinistra diviso, leadership azzoppata, tensioni che esploderebbero. L'altro rischio è quello di una scarsa affluenza alle urne uliviste.
Così è lo stesso Prodi a ridimensionare il senso delle primarie. Primo: «Se votano alcune centinaia di migliaia di persone è già un successo straordinario», mette le mani avanti. Nel 2001 l'Ulivo ebbe oltre 16 milioni di suffragi: dunque il Professore si accontenterebbe di mobilitare il 2, forse il 3 per cento di chi appoggiò Francesco Rutelli. Secondo: «Vince chi ha un voto più del secondo, non c'è nessun'altra regola. Il primo vince, il secondo si adegua». Fausto Bertinotti, che Prodi a Cernobbio aveva indicato come il rivale più pericoloso, è avvisato.
«Le primarie - spiega l'ex premier - non sono la misura del peso proporzionale del candidato. Sono la discussione dei contenuti e la designazione di una persona per la gara finale. Dopodiché, tutti assieme per vincere. Guardo all'esempio della Puglia: Boccia ha perso di pochissimi voti rispetto a Vendola, ma il giorno dopo si è messo al suo fianco e insieme hanno vinto una battaglia che altrimenti non sarebbe mai stata vinta. Anche Bush fa le primarie, perché è un problema di legittimazione popolare importante, di visibilità e anche di costruzione di un consenso necessari per il successo finale».
«La gente ha bisogno di sapere, per questo le primarie sono indispensabili», aggiunge Prodi che lascia cadere una delle due sole battute polemiche contro il centrodestra: «È stato necessario attivare questo straordinario strumento di mobilitazione e informazione perché non abbiamo nemmeno lontanamente i mezzi della Casa delle libertà». L'altra frecciata a Berlusconi riguarda il discorso di Cernobbio: «Dieci e lode? Chi si loda s'imbroda». Tutta l'attenzione è rivolta non a combattere l'avversario ma a risvegliare i propri attivisti. Per questo «più numerosi sono i candidati, meglio è».
Prodi sprizza fiducia: «Abbiamo messo in moto una macchina organizzativa grande e rischiosa, unica in Europa, che ha già destato un interesse al di là di ogni aspettativa». Lui si sente già vincitore delle primarie, tant'è che le considera «un antipasto» del piatto grosso, quello dell'aprile prossimo. Il mezzo più adeguato, forse l'unico, per mettere a tacere i cespugli dell'Ulivo che il 17 ottobre dovranno accodarsi dietro il Professore. Il programma dell'Unione, come detto a Cernobbio, ancora non c'è: «Ci stiamo lavorando con il contributo di centinaia di persone, seminari, gruppi di lavoro, riunioni preparative. Lo presenteremo in una grande assemblea a dicembre».