«Il Professore parla a vanvera sulla sanità»

Novità per le liste di attesa: «Finisce lo scandalo del blocco delle prenotazioni delle visite. E con 900 milioni garantiamo un futuro ai giovani ricercatori»

Antonio Signorini

da Roma

Ministro Francesco Storace, ma questi tagli alla sanità ci sono o no? Ormai è chiaro che la sinistra, Romano Prodi in particolare, punterà la campagna elettorale proprio su questo...
«Si continuano a leggere delle sciocchezze incredibili... ».
Allora, quali sono le cifre vere della finanziaria 2006?
«Queste: nel 2005 le Regioni hanno avuto a disposizione 90 miliardi di euro, l’anno prossimo arriveremo a 93 miliardi. Dire che questo è un taglio è qualcosa di mistificatorio. Forse le differenza è che due dei tre miliardi in più serviranno per misure di tutela dei diritti dei cittadini, per una riforma strutturale che vedrà collaborare ministero e istituzioni territoriali per trovare una soluzione alle liste di attesa».
Si potrebbe obiettare che i miliardi che servivano alla sanità erano 95 e non 93...
«Un’obiezione un po’ buffa. Nella storia economica italiana e forse del mondo, la crescita tendenziale (cioè quanto si prevede di spendere, ndr) e quella reale (cioè gli stanziamenti, ndr) non sono mai coincise. Altrimenti a che servirebbero le leggi finanziarie? Forse la spiegazione è più semplice: a qualcuno scoccia doversi impegnare per non far fare le file ai cittadini e magari avrebbe preferito un po’ di soldi a pie’ di lista».
Come può una Finanziaria fare calare le liste di attesa?
«In tutti i sistemi avanzati del mondo ci sono liste d’attesa. E nessuna delle venti regioni italiane è immune da questo problema. Noi non intendiamo stare a guardare, non siamo rassegnati e abbiamo preso di petto il problema con una riforma scadenzata da alcune tappe. Innanzitutto cessa lo scandalo delle cosiddette agende chiuse ovvero il blocco delle prenotazioni. Non sarà più possibile a parte qualche deroga da stabilire d’intesa con le associazioni dei consumatori che svolgeranno un ruolo di controllo civico contro privilegi e discriminazioni».
E le Regioni quando entrano in gioco?
«Nel secondo passaggio della trattativa. Con loro dovremo redigere l’elenco delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali con i relativi tempi massimi di attesa. Prima era oggetto di un patto tra Regioni e Stato, ma è evidente che è necessaria una legge. Una volta siglata l’intesa prevista dalla legge le Regioni avranno novanta giorni di tempo per mettersi in regola. In pratica ogni direttore di Asl dovrà redigere un elenco delle strutture pubbliche e private accreditate indicando per ciascuna le prestazioni e i tempi massimi di attesa. Poi si dovranno indicare le misure per risarcire il cittadino in caso di attese troppo lunghe».
In cosa consisteranno i risarcimenti?
«Ad esempio, se un cittadino sarà costretto a ricorrere al privato, è chiaro che non dovrà pagare lui, ma le Asl. Per questo sono stati stanziati soldi in Finanziaria. Se questo è un taglio... ».
Prima dell’approvazione della Finanziaria aveva detto di essere preoccupato per la sanità...
«C’erano questioni importanti, come ridare serenità a chi lavora in ospedale. La finanziaria ha dato il via libera a 900 milioni di euro in un triennio per assicurare un futuro ai giovani specializzandi. Poi la ricerca. Con la Finanziaria quella sanitaria passa da 185 a 285 milioni di euro. Poi c’è quella straordinaria riforma di sussidiarietà che è il cinque per mille. Con una croce il cittadino potrà scegliere se dare parte delle risorse dello stato alla ricerca sanitaria. Infine c’è la deducibilità delle erogazioni liberali in favore enti di ricerca pubblici».
Quindi Prodi, che è ancora preoccupato, ha torto?
«Spero che Prodi la smetta di parlare a vanvera di sanità. La Finanziaria approvata dal governo si muove nel tempo in cui viviamo. Il fatto che non sia una manovra elettorale lo dimostra le cifra di venti miliardi complessivi di manovra. Se avessimo voluto avremmo potuto puntare su cifre più ambiziose per vincere le elezioni. Abbiamo agito con responsabilità nei confronti dell’Europa e del Paese. Poi è la prima volta che parte della copertura si ricava dalla riduzione dei costi della politica. A tutto questo ha corrisposto un’insurrezione da parte della sinistra, anche attraverso l’abuso della funzione istituzionale di certi sindaci, che evidentemente non tollerano di dover rispondere delle loro spese pazze. Ho sentito parlare contro la Finanziaria quegli stessi soggetti che in altri frangenti fingono di esaltare l’Europa. Oggi sembra che si siano dimenticati che abbiamo dei doveri nei confronti delle istituzioni comunitarie. Farebbero meglio a seguire l’esempio del capo dello Stato. Se Ciampi ha ridotto le spese del Quirinale, non vedo perché Walter Veltroni non possa tagliare quelle del Campidoglio».