Il Professore: «Più facile risolvere la crisi in Libano»

«“Capitano, ho catturato dei prigionieri”, dice il soldato. E il capitano gli fa: “Portameli qua”. Risposta del soldato: “Non posso, non mi lasciano venire”». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel corso del vertice con i capigruppo della maggioranza di ieri si è addirittura reinventato come barzellettiere per spiegare ai suoi alleati che l’attuale situazione del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini (dove il centrodestra è in maggioranza; ndr) non consente colpi di mano. «Sulle nomine in Rai decide il cda. Sulla crisi libanese ho potuto svolgere un ruolo, ma su questo non posso fare nulla», ha detto il premier. La cautela prodiana ha anche lo scopo di allentare la pressione e facilitare il ricambio della direzione del Tg1 con un esponente più vicino a Palazzo Chigi. In pole position per la successione a Clemente J. Mimun («I Ds hanno chiesto la mia testa, il mio tg è sempre stato leader degli ascolti», ha dichiarato) resta sempre il vicedirettore del Corriere, Gianni Riotta. Ma tra i partitini dell’Unione persiste il malessere. «Va assicurato il pluralismo» ha sottolineato Mauro Fabris dell’Udeur che ha richiesto la convocazione di un vertice di maggioranza ad hoc. Daniele Capezzone (Rnp) ha rilevato che «in troppi nella maggioranza attuale hanno voglia di vendetta e di occupazione del potere». Per Isabella Bertolini (Fi) si tratta dell’«anticamera del regime». L’ultima parola, salvo accordi in extremis all’interno della maggioranza, spetterà pertanto al cda Rai di domani. Bisogna ricordare che nel 2001 la Cdl, dopo aver vinto le elezioni, attese ben tredici mesi prima di rinnovare i vertici di Viale Mazzini.