Il Professore «sposa» le unioni gay I vescovi: così si arriverà alle nozze

L’ex presidente della Commissione Ue inserisce i Pacs nel programma del centrosinistra. Monsignor Anfossi: c’è il rischio di un «piccolo matrimonio». Il Moige: pensi invece ad aiutare le famiglie vere

Silvia Marchetti

da Roma

Romano Prodi sceglie la via francese alle unione civili. In vista delle primarie, il Professore abbozza il programma e inserisce come primo e unico punto di accordo nel centrosinistra il via libera ai Pacs. Sul riconoscimento delle coppie di fatto - argomento tra i più caldi dell’estate - Prodi ufficializza così l’unità dell’opposizione assicurando che «tutta l’Unione è d’accordo ed è orientata verso i patti francesi», anche se la discussione è ancora a livello «informale».
I patti civili di solidarietà, introdotti in Francia nel 1999 dopo dieci anni di scontri parlamentari, in Italia hanno scatenato un vivace dibattito politico che ha visto la formazione di schieramenti bipartisan di favorevoli e contrari. La polemica, protagoniste anche le gerarchie ecclesiastiche, ruota attorno al rischio dell’equiparazione tra unioni civili - specie quelle omosessuali - e matrimonio. Sotto molti aspetti, i conviventi - amici, studenti, pensionati, gay e lesbiche - sono infatti trattati come normali coniugi. Tra i diritti giuridici riconosciuti ci sono l’assistenza sanitaria, l’eredità, il regime patrimoniale, la tutela dei figli, la reversibilità della pensione e l’iscrizione nelle graduatorie per gli alloggi pubblici. Il compagno o la compagna diventa l’unica persona che può decidere, per esempio, la sospensione delle cure del partner in caso di malattia.
Da più di un anno e mezzo sono in discussione alla Camera varie proposte di legge di maggioranza e opposizione. Ma i «lavori» sui Pacs sono sempre andati a rilento. Dopo un lungo periodo di stallo, la commissione Giustizia dovrebbe presto procedere all’unificazione in un unico testo «bipartisan» delle proposte di Franco Grillini (Ds) presidente Arcigay - da anni sul campo di battaglia - e Dario Rivolta (Fi). Un’accelerazione seguita alle apertura ai Pacs arrivate di recente anche dal presidente del Senato Marcello Pera e dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, ma soprattutto per placare le brame «zapatiste» di ampi settori del centrosinistra e della società civile all’indomani delle nozze gay «alla spagnola».
Il placet di Prodi ha subito scatenato applausi nella platea dell’Unione e delle associazione pro-gay. I complimenti più enfatici giungono da Arcigay: «Bravo Prodi, finalmente rompe gli indugi - esulta il presidente Sergio Lo Giudice -. Da cattolico ha dato una lezione sul corretto apporto fra sentimento religioso personale e laicità delle istituzioni, superiore a quella di tanti falsi laici». Mentre Andrea Benedino, portavoce della consulta degli omosessuali ds Gayleft ringrazia Prodi per «la svolta storica» e promette che tutti i gay diessini «sosterranno la sua candidatura alle primarie». Insomma, le parole del leader dell’Unione hanno già ottenuto un certo risultato elettorale.
Lapidario il commento di Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento italiano genitori: «Invece di pensare ad aiutare le unioni di fatto bisognerebbe pensare come aiutare quelle di diritto, cioè le famiglie». Ma l’affondo più duro è di monsignor Giuseppe Anfossi, presidente della Commissione sulla Famiglia della Cei, che denuncia il rischio che il Pacs diventi «un piccolo matrimonio», ossia un escamatoge per approvare nozze omosessuali contrari sia alla Costituzione ma soprattutto alla morale cattolica. Per placare le polemiche Prodi preciserà in serata: «Non ho mai equiparato le convivenze di fatto al matrimonio. Ritengo tuttavia che un governo debba preoccuparsi dei diritti di tutti i cittadini, anche di coloro che scelgono di vivere insieme in forme diverse dal matrimonio».