IL PROFESSORE? TRENTA ORA LAVORI PER LA LODE

Confesso che, quando il commissario genovese degli azzurri Roberto Cassinelli mi ha annunciato che il candidato della Casa delle libertà a sindaco di Genova sarebbe stato Enrico Musso, professore universitario dall’ottimo curriculum, ho avuto qualche dubbio sul fatto che la sua fosse la candidatura giusta.
Non certo per la sua preparazione, per le consulenze o per le battute del passato. Ma, semplicemente, perchè non è noto al grande pubblico. Io stesso che pure, in qualche modo, sono un addetto ai lavori e un po’ Genova la mastico, non lo conoscevo personalmente. E, ad oggi, non ho mai parlato direttamente con il professor Musso.
Insomma - pur ammirando il lavoro di scouting di Claudio Scajola, che ha operato in modo quasi scientifico per arrivare alla scelta, e quello per tenere insieme il partito e la coalizione, ora compattissima sul nome, di Michele Scandroglio - avevo un po’ paura dell’effetto popolarità. Avevo un po’ paura che Musso fosse un personaggio da salotto bene, un «animale da Castelletto». Che - con tutto il rispetto per Castelletto e per gli abitanti di Castelletto, moltissimi dei quali sono miei cari amici e splendidi lettori del Giornale - non è sufficiente per conquistare Genova. Soprattutto contro Marta Vincenzi che avrà pure mille difetti, ma non certo quello della mancanza di popolarità.
Fra l’altro, i miei dubbi erano quelli che ho raccolto fra diversi lettori e anche fra molti elettori del centrodestra che, all’annuncio del nome del candidato sindaco, hanno opposto il più secco (e naturale) dei «Musso chi?». E anche il migliore dei candidati possibili senza popolarità resta uno straordinario professore. Ma un sindaco mancato.
Ecco, dopo la presentazione ufficiale di sabato ai Magazzini del Cotone - nonostante alcune lacune organizzative, dovute anche alla cronica carenza di spazi nel centro di Genova, con tante bravissime persone che hanno l’unica colpa di avere passione e di credere con entusiasmo al progetto di Berlusconi rimaste fuori - mi sono ricreduto. E invito gli scettici a ricredersi, convincendo tutti coloro che conoscono ad ascoltarlo e a considerare le differenze con i candidati della sinistra.
A quel punto, non ci sarà battaglia. Secondo lo slogan coniato dallo stesso candidato sindaco della Casa: «Mille voti al giorno e ci togliamo la sinistra di torno». Occorre un’opera di proselitismo, peggio dei piazzisti del Folletto.
Perchè Musso oratore è bravo-bravo-bravo. Dice delle cose. E, particolare non indifferente, le dice bene e facendosi capire, senza il politichese che, ad esempio, è il grosso handicap dei discorsi di Marta Vincenzi. Quindi, se è vero che Musso è ancora un semisconosciuto (di persona, ripeto, anche a me), ha tutte le caratteristiche per imporsi. Ha le battute, ha i tempi e sembra già pronto anche ai dibattiti televisivi. Insomma, ottimo e abbondante. Più gente lo vedrà e lo sentirà, più gente lo voterà.
Certo, ora occorre che lavori ventre a terra e che, soprattutto, si faccia conoscere nelle zone popolari, senza risparmiare alcuno sforzo. Che batta palmo a palmo - seguendo il nobile esempio di Sergio Castellaneta - anche le periferie. Ovviamente, tarando le sue parole da mercati internazionali anche sui mercati rionali.
Soprattutto, Musso dovrà insistere sul concetto forte del suo programma. E cioè la battaglia per rendere «la città più accogliente, bella, curata, vivibile e sicura». Perchè è dalle piccole cose e dalla qualità della vita che si cambia una città, dal verde pubblico, dalla sicurezza e dalla cura dei marciapiedi.
Tradotto in mussese: «Gli spazi pubblici devono diventare come la casa e il salotto di tutti i genovesi». E pazienza se è un salotto-bene di Castelletto.