Il profeta del rigore ora fa i salti mortali

Il responsabile del Tesoro sa che la Ue protesterà ma conta su una "risposta non del tutto negativa"

Roma - "Non mi faccio mettere la camicia di forza" da Bruxelles. Tommaso Padoa-Schioppa usa quest’immagine per annunciare l’intenzione di alzare il deficit di quest’anno dal 2,3 al 2,5% del Pil; così da rimpinguare il "tesoretto" di altri 3 miliardi. "La Commissione - spiega il ministro dell’Economia durante il vertice con i capigruppo della maggioranza - protesterà; ma non dovrebbe dare un messaggio completamente negativo".

Musica per le orecchie dei rappresentanti della sinistra estrema. Mentre gli altri partecipanti trasaliscono. Ma come? - si chiedono - Giovedì ha detto che se avesse fatto oggi le stime del tesoretto, lo avrebbe azzerato; ha detto che sarebbe stato "catastrofico" eliminare lo scalone previdenziale; ha detto che la spesa, soprattutto sanitaria, è fuori controllo. E ora afferma, come ha riferito Anna Finocchiaro (senatrice ds), che "è orientato a non essere così rigoroso rispetto alle indicazioni di Bruxelles sul deficit"? Non solo. Padoa-Schioppa annuncia anche che la legge finanziaria del 2008 non conterrà manovre correttive per raggiungere un deficit che, stando al documento di finanza pubblica, dovrebbe ammontare al 2,3% del Pil: come quello di quest’anno.

Un passo indietro. Con la legge finanziaria, il governo si era impegnato a raggiungere un deficit 2007 al 2,8% del Pil. Poi, il buon andamento delle entrate fiscali (fotografato da un altro documento di finanza pubblica, la Relazione unificata, ex Trimestrale), ha fatto emergere un "tesoretto" da 10 miliardi di euro. Di questi, 7,5 miliardi dovevano andare a riduzione dell’indebitamento 2007; 2,5 miliardi a sostegno delle fasce meno fortunate della popolazione (il "tesoretto" propriamente detto). E, correttamente, la Relazione unificata tiene conto dei 7,5 miliardi in più e riduce il deficit di quest’anno dal 2,8 al 2,3% del Pil. All’Unione europea, però, non basta. L’intero ammontare dell’extragettito deve andare a riduzione del deficit. Tant’è che le stime della Commissione indicano il deficit di quest’anno al 2,1%: cioè comprendono in riduzione anche i 2,5 miliardi del "tesoretto".

Ai primi di luglio, Joaquín Almunia si sentirà chiedere formalmente la possibilità di aumentare il deficit e di eliminare lo scalone previdenziale. L’esatto contrario di quel che è previsto dal Patto di stabilità europeo. Per argomentare le sue tesi, Padoa-Schioppa spiegherà che visto il buon andamento delle entrate, l’extragettito è già compreso nel quadro "tendenziale" di finanza pubblica sia nel 2007, sia nel 2008. Pertanto, se l’Italia non avesse aumentato la spesa di quest’anno (alzando il deficit dal 2,3 al 2,5% del Pil), il nostro indebitamento si sarebbe ulteriormente ridotto, forse intorno al 2,1%. "Ne consegue che se seguissi le indicazioni di Bruxelles di introdurre correzioni di mezzo punto del Pil - commenta Padoa-Schioppa al vertice - saremmo arrivati all’1,6% di rapporto deficit-Pil". Per queste ragioni, il ministro spiega che la Finanziaria del 2008 non conterrà manovra: può redistribuire il maggior gettito incassato.

Ma spingerci sotto il 2% è esattamente dove ci vorrebbe far arrivare Bruxelles, rispettando il Patto di stabilità; che non ha mai cancellato, nemmeno nella versione aggiornata durante la precedente legislatura, il "close to balance". Vale a dire la ricerca di un equilibrio di bilancio. Tanto più necessario per i Paesi con alto debito, qual è l’Italia.

Nei corridoi di Palazzo Chigi tutti esultano per le maggiori risorse trovate dal ministro dell’Economia. Che, comunque, si crea i suoi paracadute. Il primo. Gli aumenti una tantum delle pensioni arriveranno con un disegno di legge; cioè, non saranno immediatamente operativi. Tantomeno lo saranno quando negozierà con la Commissione l’aumento del deficit. Il secondo: nel tendenziale di finanza pubblica del 2008 non ha calcolato un extragettito da 7,5 miliardi, come quest’anno; ma di 10 miliardi. Il terzo: il sostegno politico. Il cambio di rotta di Padoa-Schioppa è arrivato all’indomani del consiglio europeo. Un conclave dove ogni argomento diventa merce di scambio: anche lo sforamento del deficit.