La profezia del piccolo Joseph Ratzinger

La prima cosa che colpisce è la bella foto della copertina: un bambino dagli occhi grandi, sorridente, con lo zainetto sulle spalle. È Joseph Ratzinger, ritratto ad Aschau am Inn, nel 1932. Parte da questa immagine e si snoda per 158 pagine il viaggio che la principessa Alessandra Borghese, amica di Benedetto XVI, ha voluto dedicare alle «radici» bavaresi del Papa. Un percorso personalissimo, dove frammenti di preziosa testimonianza di chi ha conosciuto e frequentato Ratzinger s’intrecciano con le riflessioni e le sensazioni dell’autrice. S’intitola Sulle tracce di Joseph Ratzinger (Cantagalli Edizioni, 13,50 euro) la nuova fatica letteraria dell’«imprenditrice culturale», scrittrice e giornalista. L’origine di quest’ultimo libro è casuale: tornata in Baviera l’estate scorsa, dall’amica principessa Gloria Thurn und Taxis, negli stessi luoghi dove alcuni anni fa avvenne il suo nuovo incontro con il cattolicesimo, alla Borghese è capitato di ascoltare l’intervista concessa da Benedetto XVI ad alcune Tv tedesche poche settimane prima della sua partenza per il viaggio in Baviera. Così, quella che per la scrittrice doveva essere una vacanza, è diventata un pellegrinaggio nei luoghi dell’infanzia e della giovinezza di Ratzinger.
Alessandra Borghese ha ad esempio incontrato il direttore della banca Hauck&Aufhäuser, Thaddäus Joseph Kühnel, un riservato signore bavarese che per anni ha fatto l’autista di Ratzinger durante le sue visite al santuario di Maria Eck. «Quando nel 1982 il cardinale fu chiamato a Roma, gli dissi di non preoccuparsi, perché gli avrei portato tutte quelle cose bavaresi che lui amava. Così, fin dal primo anno, e anche per tutti gli anni seguenti, partivo in macchina con la corona delle candele di Avvento, con i Weißwürste (speciali wurstel di vitello, ndr), la frutta e l’albero di Natale. A volte ho portato anche diverse bottiglie della sua acqua preferita, quella di Adelholzner Primusquelle, la sorgente del legionario romano Primus, martirizzato proprio nel luogo dove oggi c’è una fontanella».
A Tittmoning, qualche mese prima che a Joseph fosse scattata la foto messa in copertina del libro, era avvenuto un importante incontro, ricordato da monsignore Georg Ratzinger, il fratello del Papa. Proprio su questa piazza, nel 1931, il cardinale Michael Faulhaber, arcivescovo di Monaco, giunse per le cresime. Il piccolo Joseph lo accoglie insieme ad altri bambini intonando dei canti e rimane così impressionato da quell’uomo rivestito color porpora da dire: «Anch’io, un giorno, diventerò cardinale!». Il fratello Georg, di tre anni più vecchio, smorza subito quella frase che si sarebbe rivelata profetica: «Vabbè, due settimane fa volevi fare l’imbianchino!».
Un altro particolare inedito è infine contenuto nel capitolo riguardante Ratisbona e la sosta che il Papa ha fatto nella sua abitazione, nella piccola frazione di Pentling. Una giornata trascorsa privatamente, insieme al fratello, il cui unico momento concesso alle telecamere è stata la preghiera sulla tomba dei genitori e della sorella, che qui sono sepolti. Benedetto XVI quella sera, durante un’udienza privata, racconterà ad Alessandra Borghese e Gloria Thurn und Taxis di aver preparato il pranzo insieme al fratello: «Siamo andati al cimitero per pregare sulla tomba dei nostri cari. Dopo siamo andati a casa mia, abbiamo anche cucinato com’era nostro solito fare, ma non ci è stato concesso di lavare i piatti».