Profughi alla deriva, nuovo scontro con Malta

L’SOS La segnalazione è arrivata alle 8 del mattino La Valletta ha «rimbalzato» la competenza a Palermo

LampedusaVenti giorni fa il caso della Pinar. Adesso tre barconi alla deriva con 227 immigrati a bordo, fermi in panne in mezzo al canale di Sicilia riaccendono le rivalità, mai risolte, tra Italia e Malta sul soccorso ai naufraghi clandestini che appena messo piede in Italia si dichiarano profughi politici. E torna nuovamente alla ribalta il balletto delle competenze tra i due Stati.
Ieri mattina alle 8 due telefonate partite da altrettanti telefoni satellitari in mano a clandestini su due imbarcazioni alla deriva in mezzo al canale di Sicilia hanno lanciato l’Sos. Nel pomeriggio è partito un terzo Sos, da una nave a circa 35 miglia a Sud Est di Lampedusa, in acque di competenza maltese. Nei tre barconi c’erano a bordo 227 extracomunitari. Ma la Valletta ha rimbalzato alla capitaneria di porto di Palermo l’incarico di soccorrere i tre barconi e trasferirli a Lampedusa. L’isola delle Pelagie era la terra ferma più vicina alle due imbarcazioni cariche di disperati. Nella tarda mattina Malta ha cambiato piano d’intervento: le autorità di soccorso maltesi hanno ordinato al comandante di un mercantile italiano, la «Lia Ievoli» proveniente dall’Adriatico e diretto a Gabes (Tunisia), di cambiare rotta e dirigere la prua verso i naufraghi. Detto fatto, ma alle 5 del pomeriggio la sorpresa: quando la nave è giunta nello specchio di mare indicato, non ha incrociato alcuna barca alla deriva. La perlustrazione è durata meno di un’ora. A quel punto il mercantile ha abbandonato le ricerche. «Da Malta - ha riferito il capitano Gennaio Ievoli, vicepresidente della Marnavi armatrice del mercantile - ci è stata data disposizione di abbandonare le ricerche e riprendere la nostra rotta commerciale». Prima del calare della sera l’intervento delle autorità italiane. Alle 18 una motovedetta della Guardia costiera italiana è salpata da Lampedusa, ha agganciato un barcone con un’ottantina di migranti a bordo; nel frattempo la motopesca «Carlotta» che si trova in navigazione in quel tratto di mare si è avvicinato ad un altro barcone carico di clandestini, ad est di Lampedusa. La terza carretta del mare era a una quarantina di miglia.
In serata la svolta. Fonti maltesi hanno annunciato che l’orientamento del Viminale era quello del rimpatrio immediato in Libia degli oltre 200 migranti (tra cui 40 donne). Le autorità di Tripoli sono state contattate per consentire a una nave della Marina Militare italiana di riportare indietro gli extracomunitari, trasferiti temporaneamente in tre motovedette.
Ma la contesa diplomatica era già stata innescata dalle dichiarazioni del primo ministro maltese Lawrence Gonzi che ha espresso «disgusto per l’intransigenza dell’Italia nei confronti di vite umane. È inaccettabile - ha commentato Gonzi - il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa». Da Genova non è tardata ad arrivare la replica del sottosegretario agli esteri Stefania Craxi che ha espresso «stupore» per le dichiarazioni del primo ministro maltese. «Vorrei ricordare - ha puntualizzato la Craxi - che la Guardia costiera italiana è l’unica che recupera i naufraghi anche in acque non territoriali e lo fa con grandissima umanità e spirito di servizio e facendo veramente un grande lavoro che non fanno altri governi di paesi che si affacciano sul Mediterraneo».
Intanto è oramai certo che dal prossimo 15 maggio la base Loran a Lampedusa diventerà il centro di identificazione ed espulsione (Cie), mentre l’attuale Cie in località «Imbriacola» tornerà ad essere il centro di prima accoglienza dell’isola.