Profumo: «Dobbiamo sostenere Fiat»

«Credo sia importante accompagnare il gruppo Fiat, che è il motore industriale del paese, con delle linee di credito aggiuntive». L’ad di Unicredit, Alessandro Profumo, conferma il dialogo aperto - come l’ha definito Sergio Marchionne - col Lingotto, davanti a 1.500 imprenditori delle province di Treviso e Venezia riuniti a convegno per discutere le prospettive dell’economia mondiale nel 2009. Ma rassicura anche tutto il mondo produttivo: le banche italiane, a fronte della crisi, non stanno operando nessuna stretta creditizia ma, per evitare esposizioni rischiose, selezionano i prestiti alle imprese scegliendo quelle virtuose.
In vista della ripresa, su cui mette l’accento il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «Il dopo-crisi non comincerà dal Nord-Ovest, ovvero dalle banche dalla Cgil e dalla Fiat, ma dal Nord-Est, dalle sue multinazionali globalizzate e dalla sua cultura della vita».
Profumo, dal canto suo, riconosce «la validità delle Pmi» per l’economia del Paese: ma sottolinea che «certamente una parte significativa dell’aumento del Pil nel 2008 è stata dovuta al rilancio della Fiat. E come Unicredit dobbiamo fare delle scelte». Comunque «è previsto anche un plafond aggiuntivo di cinque miliardi di euro per le Pmi». E assicura: «La stretta creditizia non c’è. Certo c’è un rallentamento del credito ma nel nostro paese non c’è alcun “credit crunch”. Il sistema bancario italiano è più solido di quelli di altri Paesi europei e il credito alle imprese sta crescendo».
Impossibile negare che «purtroppo le sofferenze stanno crescendo in modo sensibile. Ma il sistema bancario nel suo complesso, e Unicredit in particolare, continueranno ad essere vicini a tutte le imprese che hanno possibilità di uscire dalla crisi, Abbiamo dato nuovi crediti, certo dovremo diventare più selettivi, con alcune aziende che non hanno possibilità di uscire da questa crisi. Altrimenti, queste perdite si ribalteranno sulle aziende sane». In ogni caso, conclude, «non faremo mancare benzina alle imprese che hanno capacità di crescere».
Profumo implicitamente conferma, dunque, le dichiarazioni di Sergio Marchionne, che nei giorni scorsi ha confermato di essere in contatto con alcune banche, capofila Intesa Sanpaolo e Unicredit, per ottenere liquidità aggiuntiva tramite una linea di finanziamento fino a 5 miliardi. E in queste ore, l’ad di Fiat è a New York per definire i dettagli dell’alleanza con Chrysler, che prevede il passaggio del 35% della casa americana al Lingotto. Mentre l’ad di Chrysler, Bob Nardelli, si incarica di rassicurare i contribuenti americani: neppure un centesimo dei loro soldi andrà alla Fiat. «L’alleanza si basa su uno scambio di azioni e asset- scrive il numero uno della casa Usa ai dipendenti e ad alcuni azionisti - Fiat rileverebbe una quota azionaria in Chrysler dandoci accesso praticamente a tutte sue piattaforme e tecnologie. Questo accesso è di grande valore per Chrysler, consentendoci risparmi significativi in termini di costi e anni necessari per lo sviluppo».