Profumo di donna e puzza di peccato L’onore dell’odore

Quando Donna Elvira si sta avvicinando, Don Giovanni, nell’opera di Mozart, ne coglie la presenza ancora prima che si manifesti: «Mi pare/ sentire odor di femmina», è la battuta, uscita dalla penna arguta di quel gran libertino che fu Giovanni Da Ponte, il librettista preferito di Mozart. E la risposta, ironica, del servo Leporello è: «Cospetto, che odorato perfetto». Ma appartiene solo all’odorato perfetto di un Don Giovanni questa capacità “visionaria” di cogliere l’aroma di una donna? Si direbbe di no. In fondo, il tema è stato trattato più volte. Profumo di donna era il titolo, meno animalesco e più gentile, di un film di Dino Risi, con Gassman nella parte di un cieco. E si pensi a un romanzo come Profumo di Patrick Suskind, un inno alla forza, anche demoniaca, dell’odorato, dove il protagonista uccide 25 ragazze, le più belle della città, per estrarre dai loro corpi le essenze necessarie per realizzare profumi straordinari. A Don Giovanni, creatura letteraria, fa del resto eco un dongiovanni in carne e ossa, Giacomo Casanova, che nelle sue memorie scrive: «Anche nelle donne ho sempre trovato che quelle che amavo avevano un buon odore, e più la traspirazione era forte, più mi sentivo soave».
Insomma, quello dell’«odore di femmina» è un mito culturale non privo, peraltro, di qualche radice nella fisiologia. Come dimostra il volume Turbamenti olfattivi. Odor di femmina, di malattia, di malato, di santità che Domenico De Maio, già primario di Psichiatria all’ospedale Fatebenefratelli di Milano, ha scritto per un piccolo editore (Laruffa, www.laruffaeditori.it). De Maio ha già studiato il tema dal punto di vista medico (per esempio, con un saggio sulle «allucinazioni olfattive»). Ma qui ripercorre gli intrecci tra scienza e letteratura, biologia e romanzo, feromoni e fantasie erotiche. Procedendo lungo una linea che rivaluta l’importanza dell’olfatto, tra i cinque sensi forse il più bistrattato e invece più importante di quanto si pensi. In fondo, gli scienziati oggi ci dicono che l’amore è innanzitutto una questione di naso, che ci si innamora «a primo olfatto» più che «a prima vista». Mentre, già nell’antichità, gli odori erano caratteristica fondamentale del mondo soprannaturale: i profumi degli déi, la puzza dei mostri.
Questa natura soprannaturale dell’odore non è comunque solo antica. Un capitolo del libro è dedicato per esempio all’«odore di santità», espressione che è stata letterale prima di divenire metaforica, perché era diffusa la credenza che il corpo degli uomini di dio anche dopo la morte non si corrompesse e continuasse a profumare. Insomma, l’olfatto intercetta dimensioni della nostra vita emotiva e culturale in maniera più profonda di quanto si possa pensare. Sicché, aveva forse ragione il personaggio di Suskind a proclamare che «colui che domina gli odori domina il cuore degli uomini».