IL PROFUMO DELLA FABBRICA

Oggi cambio musica. Oggi non dedicherò nemmeno una riga agli argomenti per cui penso che Marco Bisagno non debba essere confermato per il secondo mandato alla guida di Confindustria Genova. Ho già detto la mia e rischierei di essere stucchevole o di far pensare a una mia battaglia personale contro l’attuale presidente degli industriali. Cosa che, invece, non è assolutamente nelle mie intenzioni: ho avuto talmente poche occasioni di sentire il pensiero di Bisagno su qualsiasi tema dello scibile umano, che sarei veramente stupido se mi mettessi a fare una battaglia personale con una persona che nemmeno conosco.
Invece, ho avuto occasione di conoscere il suo antagonista, Vittorio Malacalza. E, se avessi avuto dei dubbi sui motivi che - a naso, peraltro pronunciato (il mio) - mi portavano a individuare in Malacalza l’ultima speranza per dare un futuro all’impresa genovese, ora ho fugato ogni dubbio. Magari poi mi sbaglierò, non pretendo di avere la scienza infusa, come sempre apro il Giornale a tutti coloro che la pensano in modo opposto da me. Ma, proprio perchè questo è un Giornale assolutamente libero, è liberissimo anche di dire sempre quello che pensa. Senza contorcimenti, doppiopesismi, paura di esprimere il proprio parere, di prendere parte o - peggio - timore che magari vada a finire in modo diverso da come si spera. Un’idea è un’idea. Vincente o perdente che sia. E se uno non la difende, delle due l’una: o non vale niente lui, o non vale niente la sua idea.
Quello che penso sulla vicenda dell’industria genovese è che l’unico che può dare una svolta è Malacalza. É un imprenditore di tale importanza e tale peso - non solo genovese e ligure, anzi soprattutto non genovese e ligure - che può permettersi di guidare Confindustria anche solo per pochi mesi e sbattere la porta se capisce che non lo lasciano lavorare. Soprattutto, ha poco o nulla da chiedere a Genova, ma molto da dare. In qualche modo, fatte le debite proporzioni e precisato che si tratta di un discorso imprenditoriale e non politico, è come il primo Berlusconi, quello della discesa in campo del ’94.
Insomma, Malacalza for president. E qui vengo al valore aggiunto che l’imprenditore di Bobbio - dove la Liguria profuma di Padania o viceversa, quasi una magica terra di mezzo dove anche fare impresa ha un altro Dna - secondo me porterebbe alla nostra città e alla nostra regione.
Soprattutto, vengo al valore aggiunto che ho avuto io incontrando Malacalza: ovviamente, è roba personalissima. Sensazioni a pelle, qualcosa di totalmente soggettivo e opinabile. Però, qualcosa di talmente forte che credo abbia buone ragioni per essere anche oggettivo. E cioè la passione per l’industria del candidato alla presidenza di Confindustria.
Quando parla di catene di montaggio, di conti, di dipendenti, di rapporto con gli operai, se ascolti Malacalza riconosci l’Imprenditore. Che è una bestia tutta particolare. Lui è a capo di un colosso con centinaia e centinaia di dipendenti, fra l’altro anche in settori diversissimi fra loro, ma quello che gli ho letto negli occhi è la stessa emozione, la stessa tensione e la stessa passione per il proprio lavoro che ho conosciuto in vita mia in tanti piccoli e piccolissimi imprenditori di casa mia, delle valli bergamasche. Il vero segreto del nostro Paese, il vero miracolo economico italiano.
Quando Malacalza parla del suo lavoro gli occhi gli si illuminano. Quando descrive l’odore della catena di montaggio e della fabbrica, è come se assaporasse il suo sigaro. Ecco, io credo che un imprenditore che si entusiasma raccontando il suo lavoro sia proprio quello che serve a Genova.