Profumo: «La governance funziona benissimo»

Riflettori sempre puntati sul settore bancario e in particolare sul maggior gruppo, Unicredit. Mentre proseguono i contatti tra i soci per la definizione del nuovo consiglio di amministrazione, in cui dovrebbero entrare anche i nuovi soci libici, e dei vertici (la scadenza per arrivare a una proposta condivisa è fissata per il 12 febbraio) ieri in Borsa la banca ha contenuto le perdite rispetto agli scivoloni dei giorni precedenti, chiudendo a meno 0,6% a 1,33 euro.
Riguardo alle voci che nei giorni scorsi indicavano il vicepresidente, Gianfranco Gutty come candidato alla presidenza in sostituzione di Dieter Rampl, ieri lo stesso Gutty, che rappresenta la fondazione Cariverona (primo azionista, col 5%) interpellato in proposito non ha commentato. Va comunque notato che essendo caduta proprio su Rampl la scelta dell’incarico per il giro di consultazioni tra i soci, l’ipotesi di una sua «defenestrazione» appare ora più remota. Sulla governance ieri si è espresso anche l’ad Alessandro Profumo, dicendo, in un incontro alla fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano, che Unicredit «ha delle regole di governance che funzionano». L’ipotesi più accreditata è che venga riconfermato anche lui. I malumori per i risultati, per il mancato dividendo, ma soprattutto per il crollo del titolo in Borsa si sono evidentemente un po’ placati di fronte allo spettacolo dei disastri in alcuni dei principali gruppi bancari europei. Profumo ieri ha parlato anche della crisi: «la situazione è molto difficile - ha detto - ma Gheitner (il nuovo segretario al Tesoro Usa, ndr) è un grande esperto del campo, in quanto già presidente della Federal Reserve di New York, bisogna dargli grande fiducia». L’ad non ha, infine, risposto a chi gli chiedeva se sia in grado di confermare gli obiettivi di utile della banca per il 2008 a 4 miliardi di euro.
Tornando alla governance, il presidente della Fondazione Banco di Sicilia (azionista con lo 0,6%), Giovanni Puglisi, sempre ieri, a margine di un convegno Unicredit a Roma ha detto che il percorso «è ancora all’inizio e gli azionisti stanno apprezzando il ruolo svolto dal presidente Dieter Rampl di consultazione tra i soci». Dalla Sicilia è venuta una presa di posizione anche di Raffaele Lombardo, presidente della Regione (anch’essa con lo 0,6%): ha fatto sapere di essere intenzionato a mantenere integra la quota, confermando dunque la disponibilità a partecipare alla sottoscrizione delle obbligazioni convertibili Unicredit di prossima emissione (fine febbraio) al servizio dell’aumento di capitale che, visti i prezzi (era fissato a 3 euro) è andato deserto.