Il profumo del passato

Si dissente accademicamente, in questa sede, da quanto proferito dalla professoressa Laura Tonatto su questo giornale, ieri, a pagina 32. La Tonatto, si legge, «di mestiere fa il naso e crea odori e profumi», sicché «ha ricreato il nauseabondo puzzo della Parigi del XVIII secolo: puzza di pesce, topi e urine». In primo luogo si vuole contestare la preponderanza di tali odori. Come testimoniano vari studi in materia circa il periodo citato, nelle vie di Parigi si accumulava perlopiù una quantità spaventosa di letame ed escrementi non solo animali; girare in carrozza era soprattutto un modo per tenersi lontani dalla schifezza delle strade, e non a caso si usavano stivali alti che appunto servivano a guadare gli strati di sporcizia e i rigagnoli di acqua lurida: non di rado si usavano persino i trampoli. Per i rifiuti fisiologici era normale appartarsi dove capitava: in un angolo, all'aperto, in androni, vie, cortili. Per rifarci all'incipit del romanzo Il profumo di Patrick Süskind: «Al tempo di cui parliamo, a Parigi regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame». Se ne evince, in conclusione, che non «pesce, topi e urine» preponderavano nell'aria di Parigi, bensì altra materia e altro odore che anche i comuni mortali, non ce ne voglia la professoressa Laura Tonatto, sono in grado di riprodurre anche più volte al giorno.