Profumo alla riscossa Blinda le Generali e vende il «Corriere»

L’ad Unicredit dribbla i derivati: «Niente di nuovo. Rcs? Pronti a uscire anche subito»

da Milano

Il primo cda di Unicredit dopo l’incorporazione di Capitalia non poteva arrivare in un momento più particolare, con la «grana» dell’esposizione in prodotti derivati che ha fatto sbandare la banca milanese in Borsa. Infatti, come ha detto ieri al termine del consiglio il presidente Dieter Rampl, a Roma, nella riunione si è parlato proprio dei derivati. E alla fine è arrivato un comunicato dedicato al problema, nel quale si legge che «al fine di dissipare le incertezze creatasi sull’ammontare della creditoria netta nei confronti dei propri clienti si informa che quest’ultima risulta pari a circa un miliardo di euro alla data del 30 giugno». Mentre l’esposizione totale del gruppo ammonta a 30 miliardi. In ogni caso nessuna perdita potenziale è a carico della banca, ma solo della clientela coinvolta.
Ma l’orgoglio di gruppo lo ha difeso l’ad Alessandro Profumo in persona quando, in serata, è stato intercettato dai cronisti a un convegno a Pavia. Un Profumo che, sui derivati, ha detto che «non c’è assolutamente niente di nuovo da comunicare, già lo facciamo continuativamente». Mentre su questioni calde (l’assetto delle Generali e del Corriere della Sera), ci ha tenuto a sottolineare la peculiarità di un gruppo che non intende occupare posizioni di potere, ma solo di affari.
«In Rcs (società editrice del Corriere, di cui Unicredit ha il 2%, ndr) abbiamo detto che rimaniamo fino alla scadenza del patto - ha detto Profumo - e la stessa cosa vale per la partecipazione in Pirelli. Se poi i pattisti vogliono acquistare prima, me lo dicano e io cederò a loro queste quote». E sulle Generali, Profumo ha chiarito che manterrà una partecipazione in Mediobanca, perché «non facciamo come Alice nel paese delle meraviglie: sappiamo che se vendiamo quella quota qualcuno se la compra e così finisce che si compra anche le Generali. Prima che un concorrente ci guardi dentro vorrei pensarci bene sopra».
Tornando sul tema derivati, il gruppo ha chiarito che solo l’8% del totale della clientela ha investito in questi prodotti), e la posizione si riferisce alla valorizzazione al 30 giugno. L’esposizione equivale alla perdita potenziale dei clienti, che si trasformerebbe in effettiva qualora gli strumenti derivati in questione non recuperassero terreno. In ogni caso nessuna perdita per la banca. Tuttavia - questo è il rischio sottinteso, come ha insegnato il caso Italease - Unicredit potrebbe dover affrontare sia le possibili insolvenze dei clienti, sia le eventuali cause.
Sempre ieri sono state ribadite le cifre (già fornite a settembre) relative all’esposizione della banca verso il mercato statunitense dei mutui subprime, pari a 277 milioni a fine giugno. Mentre fuori bilancio, attraverso conduit sponsorizzati dal gruppo Hvb, l’esposizione è di 28 milioni e di 49 milioni in Sivs (Structured Investment Vehicles) di terze parti che presentano una parziale esposizione verso i subprime.
L’esposizione dei fondi istituti o gestititi all’estero da Pioneer è di altri 13 milioni (su una massa amministrata di 250 miliardi). Tutti numeri che Profumo aveva già avuto modo di definire «marginali». Il titolo Unicredit ha ieri ceduto ancora uno 0,6%, a quota 5,94, recuperando però nel dopo Borsa.
I 23 consiglieri dell’istituto hanno fatto il primo consiglio d’amministrazione del nuovo corso proprio a Roma, in omaggio a Capitalia, ospiti di Palazzo de Carolis, dove un’ampia sala consiliare permetterà anche in futuro di ospitare tutti e fornire la traduzione simultanea in tedesco e inglese. Necessaria al vertice poliglotta del gruppo Unicredit.