Il profumo della Viola

F irenze Signa, l’uscita autostradale? No, stavolta Firenze sogna. E lo fa con il pallottoliere in mano: è terza, ha tre punti meno del Milan secondo e là davanti un cannoniere che ha segnato 13 gol in 11 partite. Tredici, la metà delle reti messe insieme dallo stesso Milan. Scusate la deriva tosattiana, ma qualche numero era necessario per inquadrare una realtà artistica degna di Giotto. Quella messa insieme da Cesare Prandelli è una squadra simpatica e feroce, è una Fiorentina all’altezza delle superbistecche con l’osso del Cecchini. A prova di cottura, a prova di embargo.
E poiché questa Viola scatenata è anche l’unica novità di un torneo lardellato dalla pioggia, dal freddo e dal solito duello Juventus-Milan, mette allegria parlarne. Se poi la famiglia Della Valle metterà mano ancora una volta al portafoglio per aumentare la competitività della rosa, saremo qui ad applaudire la terza forza del torneo, capace di mettersi (per ora) alle spalle un’Inter di cartapesta.
Già l’Inter. Anche quando non gioca, fa notizia. La sapete la novità? Adriano andrà con la nazionale. Ha bisogno di concentrarsi, di lavorare, di stare nel gruppo, di ritrovare se stesso. Ne ha bisogno come il pane, perché quando è distratto e sovrappeso, lui diventa un paracarro. Sì, da micidiale treno in corsa lanciato nel cuore delle difese, si trasforma in una casa cantonale senza finestre. Questione di fisico. Mancini ha chiesto di farlo rimanere, per favore. Facchetti ha ribadito il concetto con la consueta diplomazia. Ma Massimo Moratti, ancora una volta, ha accontentato il giocatore, che ormai non fa neppure mistero di essere interessato molto più alla Selecao che all’Inter. Ci sono i mondiali, che volete? E cosa volete che siano i 5 milioni di euro che il club gli passa davanti ai mondiali da titolare?
Contento lui (e contento Moratti), non si può che abbozzare. A noi, disinteressati spettatori della pochade stile Feydeau, importa poco. Invece a Mancini? Poveretto, mai che ne abbia vinta una. Roba da mangiarsi la sciarpa di cachemire. E da rivalutare Lotito. Il resto della domenica si può liquidare in un cartellino giallo: quello regalato a Camoranesi, che avrebbe meritato un milione di volte il rosso. Poiché l’arbitro doveva essere Giampiero Mughini senza occhiali, lo juventino è stato salvato dall’espulsione. E nei bar è ripartito il tormentone più stucchevole e sacrosanto che un tifoso frustrato possa intonare: sudditanza psicologica.
Registrata con sommo gaudio la notizia che la trasmissione di Bonolis si asciuga negli eccessi ed emigra a Roma, segnaliamo che il ct Lippi ha convocato Christian Vieri. Il Bobo l’ha saputo mentre stava stravaccato in tribuna a San Siro, dove l’aveva spedito il suo allenatore Ancelotti. Anche questa è democrazia.