PROGETTO ARTAUD Il «caso Van Gogh», se l’arte è genio e follia

Al Teatro Arsenale una riflessione sul rapporto tra creazione e isolamento sociale. Il pittore olandese è l’emblema di una «rivoluzione» incompresa

Come un pamphlet filosofico, un testo breve, ma di intensità teatrale; Salvo Gennuso, dopo aver affrontato la lettura di Van Gogh il suicidato della società di Antonin Artaud, ha elaborato l'ambizione di un'impresa teatrale legata al rigore dello scrittore marsigliese.
Mantenendo intatto il titolo e la forza espressiva, l'artista siracusano, catanese di adozione, sulla scena del Teatro Arsenale dirige la compagnia Statale 114 nella messinscena di Van Gogh il suicidato della società, accompagnando il pubblico verso una riflessione attenta dei meccanismi sociali.
Sarà all'interno del «progetto Artaud», promosso al teatro di via Correnti, volto a raccontare la dolorosa avventura nel mondo dello scrittore francese, in qualità di grande poeta e grande testimone del '900 che Gennuso darà voce a un autore profetico e geniale che, come tutti gli artisti veramente rivoluzionari, abolì le categorie e, esplorando ad ampio spettro, fece appello a tutti i sensi alla ricerca spasmodica di un'opera «totale».
«Sono rimasto affascinato dal potere evocativo del lavoro di Artaud -spiega Gennuso -, una sorta di bestemmia contro Dio, intesa come istituzione sociale, capace di eleggere i suoi miti, di celebrarli, di farne dei totem, per poi escludere invece i diversi, quelli non conformi e coloro che non hanno condiviso, o non hanno la fortuna di appartenere a certe posizioni». Poteva sembrare una presunzione, ma l'allestimento di uno spettacolo tratto dall'opera di Artaud, artista per il quale il teatro doveva essere fatto «di un unico linguaggio», a metà strada tra il gesto e il pensiero, ha permesso a Gennuso di misurarsi con quei dubbi e le perplessità che gli hanno concesso un esito felice. «Anche se intriso di filosofia, lo spettacolo è molto leggero, pervaso di ironia, e racchiude, in omaggio all'autore, differenti linguaggi espressivi; dalla danza al gesto, dalla parola, alla musica, per finire con le proiezioni».
Fedele al testo originario, Gennuso ha solo ristrutturato il lavoro trasformandolo in tragedia greca, suddivisa in quattro atti: la prigionia, la liberazione, la ribellione e la morte. L'irruenza di Artaud, restituita a regola d'arte dalla Statale 114, compagnia fondata nel 2003 da Marcello Parito, Elaine Bonsangue e Salvo Gennuso, concentrata su un lavoro di ricerca verso una linguaggio artistico che unifichi in una sinergia tutte le altre forme d'arte, si riversa continuamente sulla società.
«Nella mia operazione,- continua il regista e drammaturgo - ho conservato lo spirito dell'autore, trasponendo sulla scena l'attacco nei confronti della società; Van Gogh rappresenta colui che viene esiliato dagli altri. Il pittore vene rinchiuso nel manicomio, nella sua prigione, reo di non essere compreso, destinato a non trovare persone che capissero la sua pittura, se non ostili alla sua arte. Rinchiudendolo non poteva essere artefice di una rivoluzione culturale non attesa, non sottoscritta da nessun altro». Questa è la società di Artaud, un agglomerato conforme che sceglie di ghettizzare coloro che non riescono a stare al passo della massa.
Sempre nell'ambito del «progetto Artaud», al Teatro Arsenale sarà Annig Raimondi a firmare l'allestimento di Per farla finita col giudizio di Dio, in programma dal 17 gennaio al 3 febbraio.
Van Gogh il suicidato di massa
Teatro Arsenale
via Cesare Correnti 11
dal 9 al 13 gennaio
da martedì a sabato ore 21.15 domenica ore 16.30 ;
prezzi: 16/9 euro
(martedì e domenica 12 euro)
Tel. 02/8321999