Il progetto di Casini fa infuriare gli alleati

Urso (An): confonde le sue aspirazioni con la realtà. L’azzurro Giro: no alla delega in bianco all’Udc in nome dei moderati

Gian Maria De Francesco

da Roma

«A me una Cdl a due gambe non dispiace. Di fatto si è creato un superpartito berlusconiano, composta da Forza Italia, da Alleanza Nazionale e dalla Lega e c’è una sensibilità diversa che rappresentiamo noi».
Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, in un’intervista pubblicata ieri da Repubblica, ha ribadito la propria idea di ricomposizione delle forze interne alla Casa delle Libertà. Un progetto che, secondo, l’ex presidente della Camera prevede che la formazione democratico-cristiana sia un alleato esterno rispetto al futuro «Partito delle Libertà». Si è trattato, comunque, della prima vera risposta a quanto dichiarato dal presidente di An, Gianfranco Fini, sulle colonne del Giornale di domenica 6 agosto («Se qualcuno vuole tirarsi fuori, non si può e non si deve fermare questo progetto»).
La riproposizione del partito di Casini come unico rappresentante delle istanze centriste in seno alla Cdl ha irritato non poco gli alleati della coalizione. A partire dal deputato di Forza Italia, Francesco Giro. «Ci spiace per il presidente Casini - ha dichiarato - ma non esiste alcun superpartito berlusconiano tra Fi e An e neppure una delega in bianco all’Udc a rappresentare il centro politico visto che a questo compito sta assolvendo con successo Forza Italia».
Ancor più risentita la replica dell’ex viceministro Adolfo Urso (An). «Casini - ha detto - confonde le sue aspirazioni con la realtà. È vero che c’è una forte sintonia tra Fi e An, con Lega e Udc che marcano le loro differenze, ma ciò è il frutto di un progetto politico che An ha scelto con chiarezza, coerenza , lealtà». Non esiste, per Urso, un «superpartito berlusconiano», ma un superpartito delle libertà, «legittima aspirazione dei nostri elettori, forse anche di quelli di Casini».
Il portavoce dell’Udc, Michele Vietti, ha replicato in difesa dell’ex presidente di Montecitorio. «Non capiamo la reazione stizzita dell’onorevole Urso dopo che proprio Alleanza Nazionale aveva dato il via libera alla creazione di un partito unico senza l’Udc», ha sottolineato Vietti. Il contenuto del messaggio è preciso: se c’è qualcuno da biasimare, si trova a via della Scrofa e non a via dei due Macelli.
Le polemiche domenicali interne alla Cdl non hanno in sé un vero e proprio contenuto di novità. Sempre a Repubblica Casini ha, infatti, ripetuto di essere favorevole a quell’allargamento della maggioranza più volte rifiutato dal premier Romani Prodi. «Io non cambio idea - ha specificato - e ritengo che i “no” siano un segno di debolezza e non di forza». Si tratta di un argomento al quale gli altri due alleati della Cdl sono contrari in quanto più propensi a una grosse Koalition con contestuale ricambio a Palazzo Chigi. Ieri sul Corriere della sera il coordinatore nazionale di Fi, Sandro Bondi, ha precisato che il modello Merkel non è «un’eresia trasformistica», ma una convergenza temporanea che potrebbe «generare un bipolarismo più maturo e credibile». Un bipolarismo nel quale uno dei due attori sarebbe ovviamente il Partito delle Libertà, fortemente voluto dal leader della Cdl, Silvio Berlusconi.
Ma per l’Udc la definizione «bipolarismo maturo» sembra coincidere maggiormente con l’espressione «solidarietà nazionale» richiamata recentemente dall’ex segretario Dc, Ciriaco De Mita, piuttosto che con le definizioni degli alleati di centrodestra, più volte ripresi da Casini per aver esacerbato i toni del confronto politico e quindi invitati a dimostrare di non essere «un’armata Brancaleone». Secondo Francesco Giro, l’ex presidente della Camera «da qualche tempo sembra non avere più interesse a consolidare i rapporti unitari all’interno della Cdl». Secondo l’esponente azzurro, Casini vuole impersonare «a tutti i costi e in modo unilaterale il ruolo di ambasciatore dei moderati, uno sforzo solo parzialmente premiato dal voto al suo partito». Sullo sfondo, infatti, resta sempre il tema della guida del centrodestra. Ma, come ha detto Berlusconi, «un altro leader non c’è, solo io riesco a tenerli tutti insieme».