IL PROGETTO DI FUKSAS SPACCA LA CITTÀ

Invito perentorio agli amministratori pubblici a decidersi «senza far ricorso alla stampella del voto popolare»

Forza Italia non intende esprimere opinioni ufficiali sul progetto Margonara-Torre Fuksas da realizzare a Savona, finché non sarà possibile conoscere direttamente il progetto, le sue ragioni, gli obiettivi che esso si pone e la loro condivisibilità sul piano civile e politico: lo ricorda il responsabile comunicazione degli azzurri, Emilio Barlocco, dopo le prese di posizione (e relative polemiche) seguite, in particolare, alle dichiarazioni del sottosegretario all’Ambiente Laura Marchetti che aveva stigmatizzato la torre Fuksas come «simbolo fallico». In ogni caso, aggiunge la nota diffusa da Barlocco, Forza Italia ritiene che qualche considerazione di carattere politico si imponga, nel momento in cui non solo un rappresentante di governo, ma anche un certo numero di altri personaggi, a vario titolo, cominciano a «sparare a zero sul progetto, a prescindere dalla sua conoscenza dettagliata».
Che il sottosegretario in questione consideri l'elemento architettonico dominante del costruendo porto della Margonara un «simbolo fallico» e che, come tale, lo disdegni, è argomento - sottolinea ancora il responsabile della comunicazione di Forza Italia - che «attiene alla sfera dei suoi gusti strettamente personali, mentre non dovrebbe interessare la conduzione della cosa pubblica. L'idea poi che questo progetto possa essere sottoposto a referendum è assolutamente abnorme e pertanto assolutamente non condivisibile. Attraverso la procedura del referendum per un tale argomento, non si riuscirebbe mai più a costruire alcuna opera pubblica, per la semplice ragione che andrebbero a votare soltanto i contrari».
La posizione di Forza Italia, che trova ampio riscontro anche negli altri partiti della Casa delle libertà, ribadisce come la decisione sulle opere pubbliche da realizzare, come questa relativa al progetto-Margonara, sia «esattamente uno dei principali compiti degli amministratori pubblici che già rappresentano il popolo che li ha eletti e quindi - conclude la nota - devono saper mostrare la saggezza e la saldezza morale ed intellettuale per decidere, senza voler ricorrere alla stampella (storta e fragile, in questo caso) del referendum».