Il progetto di Padoa-Schioppa: tagliare gli assegni fino all’8%

Il governo vuol rivedere i coefficienti per le future prestazioni. L’ex sindacalista Musi (Ulivo): "Così si penalizzano i giovani"

Roma - Lo schema di riforma previdenziale che ha in mente Tommaso Padoa-Schioppa, e che Francesco Rutelli condivide, ridurrà gli assegni ai futuri pensionati. La revisione dei coefficienti previdenziali alla base del disegno di riforma allo studio al ministero dell’Economia comporta un taglio della pensione del 6-8%.
Per scongiurarlo, il lavoratore dipendente può fare solo una cosa: andare a riposo dopo i 62 anni. Oltre questa soglia d’età la revisione del coefficiente non si applica. Lo prevede proprio quella legge Dini del 1995 che il governo Prodi ha preso come punto di riferimento.
«Adesso tutti parlano tanto di legge Dini. La differenza è tra chi l’ha letta e chi l’ha scritta. Io ho contribuito a scriverla, per questo dico che bisogna andare molto cauti con i coefficienti. Qualcuno dice che queste scelte vanno a favore dei giovani. È vero l’esatto contrario». Adriano Musi oggi è un deputato dell’Ulivo. Nel 1995 era un segretario confederale della Uil che per due giorni rimase chiuso a Palazzo Chigi prima della firma della riforma delle pensioni. «Una cosa è certa - aggiunge - non si possono rivedere i coefficienti e aumentare l’età pensionabile», come invece chiede Rutelli.
Per queste ragioni, il governo precedente non aggiornò i coefficienti previdenziali (lo avrebbe dovuto fare nel 2005, allo scadere dei dieci anni previsti dalla legge Dini), ma varò la riforma Tremonti-Maroni che alzava da 57 a 60 anni il requisito d’età pensionabile per andare a riposo con 35 anni di contributi. Il cosiddetto «scalone» che entra in vigore il 1° gennaio prossimo. Proprio per non intaccare i livelli di reddito dei futuri pensionati, altrimenti ridotti per la revisione dei coefficienti.
Ora, invece, sembra proprio questa la strada sulla quale sembra diretto il ministero dell’Economia, quando parla di dare piena attuazione alla legge Dini, a partire dalla revisione dei coefficienti. Con il risultato che, se da una parte l’attuale governo dice di voler aumentare le pensioni più basse, dall’altra punta a ridurre gli assegni dei futuri pensionati.
In fin dei conti, per dare stabilità al sistema pensionistico le strade sono due: allungare l’età pensionabile o ridurre le prestazioni. E il governo sembra intenzionato a percorrere la seconda.
Un altro tema aperto sulle pensioni è quello dei lavori usuranti, accennato da Bertinotti quando dice di tenere fuori i metalmeccanici dalla riforma delle pensioni. Con un particolare. Se finora non si è definito il trattamento e le condizioni previdenziali per determinate categorie di lavoratori è perché i «non usuranti» dovrebbero pagare più contributi.