Con Progetto popolare la base di An fa il tifo per Gianni Alemanno

Gianni Alemanno, fortissimamente Gianni Alemanno candidato sindaco di Roma. Un’investitura arrivata direttamente dalla base di An, prima ancora che dagli infiniti vertici del Pdl della settimana passata. Perché se il cuore è con Giorgia Meloni, l’enfant prodige della Garbatella vicepresidente della Camera, la testa e lo stomaco dei militanti per la riconquista del Campidoglio dicono di nuovo «Gianni». E sarà - salvo sorprese dell’ultim’ora - l’ex ministro dell’Agricoltura a tentare il bis dopo la cocente sconfitta subita contro Walter Veltroni nel 2006. Ormai svanite le altre ipotesi (Fini, Ferrara, Frattini). Perde terreno la ex favorita Meloni. Il colpo di teatro che non ti aspetti non poteva che arrivare a teatro, venerdì sera, in una gremita sala Capranica durante la presentazione romana dell’associazione «Progetto Popolare» del senatore Andrea Augello. Prima gli interventi dei consiglieri regionali Erder Mazzocchi e Bruno Prestagiovanni, dell’ex presidente della Provincia Silvano Moffa e dello stesso Alemanno, che ricordando la «ingloriosa chiusura dell’epoca Veltroni» lega la sfida delle Politiche del 13 aprile a quella per Roma, perché «le nazioni non rinascono senza le capitali». Ma è Augello in chiusura a sparigliare le carte: «Nonostante la sua campagna elettorale sia partita da due settimane - attacca il senatore - i sondaggi inchiodano Rutelli al 47,5 per cento. E considerando il nostro ritardo nell’esprimere una candidatura, per noi la vera notizia è che il centrosinistra è in minoranza anche davanti al nulla». Quindi l’incoronazione del “federale” capitolino, ancora più significativa perché arriva dal leader della minoranza interna: quei “Capitani coraggiosi” che si contrapposero alla maggioranza pro-Alemanno nel congresso cittadino del marzo scorso. «Quella di Giorgia Meloni - conclude Augello - sarebbe una scelta affascinante e coinvolgente, ma credo che per andare fino in fondo a questa sfida con spalle abbastanza larghe il nostro uomo non può che essere Gianni Alemanno». Ovazione e fine della kermesse, con decine di militanti che salgono sul palco e salutano l’ex ministro con incoraggiamenti, pacche sulle spalle e appelli a “farlo per Roma”. «Ho ancora qualche ora di riflessione davanti», dice Alemanno. «La candidatura Meloni - spiega un esponente di An - avremmo avuto bisogno di più tempo per lanciarla. Così correremmo solo il rischio di gettare Giorgia nel fuoco». E un altro aggiunge: «Molti romani sono ancora convinti che Francesco Storace corra per noi. È per questo che ci serve un nome forte, immediatamente riconoscibile». Un nome che offrirebbe un’ulteriore lettura di questa campagna: i due ex leader della Destra sociale ora divisi, entrambi in corsa per il Campidoglio. «Forse mi ritoccherà», aveva replicato Alemanno il 30 maggio 2006 (il giorno dopo le ultime comunali) a un cronista che gli chiedeva un’eventuale disponibilità a riprovarci. Ancora qualche ora e domani, giorno dell’annuncio ufficiale, anche quel «forse» dovrebbe sparire.