Al via il progetto «Porta nuova» Una nuova sede per la Regione

Previsti investimenti per 2 miliardi e mezzo I no global protestano contro il recupero

Si chiamerà Porta Nuova. Non più Garibaldi-Repubblica, Città della moda o Isola-Lunetta, i tanti nomi con cui in questi anni sono stati chiamati i progetti di riqualificazione di una fetta di città lasciata al degrado per decenni. Ora ci sarà un unico nome e un unico logo per riconoscere le tre diverse zone che a cantieri chiusi, nel 2012, diventeranno un’unico grande quartiere di oltre 290mila metri quadrati. Di cui 160mila di spazi pedonali, 20mila di aree destinate alla cultura, un parco di 90mila metri quadrati con 1.500 piante autoctone e di pregio (la Biblioteca degli alberi), i giardini collegati. E, ovviamente, i grattacieli («ecologici») disegnati dalle più prestigiose griffe dell’architettura mondiale. Il tutto attraversato da più di 2 chilometri di piste ciclabili. Un investimento di oltre 2,5 miliardi di euro.
Ieri la presentazione nella nuovissima Fondazione Riccardo Catella nel vecchio deposito ferroviario di via De Castilla splendidamente riqualificato. L’occasione per dar voce ai trenta architetti che partecipano al progetto. Ma anche alla contestazione dei no global che hanno occupato l’ex sede di Pci e Ds in via Volturno e dei componenti del Forum Isola che invitano per venerdì a una festa dei diritti nei giardini di via Confalonieri che loro vorrebbero mantenere, così come la Stecca degli artigiani. «Chi semina cemento raccoglie rabbia», «Mano grattacieli, più centri sociali» c’è scritto negli striscioni srotolati mentre un fumogeno rosso impesta l’aria. Poi l’irruzione nella sala e il colpo di teatro, con l’ad di Hines Italia Manfredi Catella che disinnesca la contestazione semplicemente invitandoli al microfono. Con il risultato che si becca, oltre agli applausi della platea, anche quelli dei «disobbedienti» spiazzati dalla mossa a sorpresa. «Questo - spiega Valerio che esibisce una trendissima acconciatura da moicano - è un progetto speculativo che vede la distruzione di un quartiere popolare e della sua storia. La Moratti non è il sindaco dei milanesi, ma dei palazzinari e del capitale». Parole un po’ astratte di chi, probabilmente, del progetto non conosce poi molto. E Catella si offre («come ho già fatto con tanti abitanti e associazioni della Stecca») ad andare personalmente al centro sociale per spiegare ai ragazzi quanto «questa sia una posizione che rischia di mandare alla deriva Milano e l’Italia». Pronta anche la replica di Roberto Formigoni. «Il partito del no c’è sempre - spiega il governatore - Ideologico e aprioristico. Non ha ragioni e vuol solo fare chiasso. Ma noi non ci arrendiamo. E qui costruiremo l’altra sede della Regione, il primo edificio di governo eretto a Milano dopo 500 anni». L’ultimo fu il Castello sforzesco. Tocca poi a César Pelli, l’architetto di fama mondiale, spiegare che questa diventerà (con la maiuscola e la minuscola probabilmente) «un’isola felice». Attenta anche all’ecologia, sottolinea il collega Stefano Boeri. «Con una torre alta più di cento metri - aggiunge - che però sarà un luogo d’accumulo di energia alternativa e pulita. Un grattacielo “bosco verticale” coperto da novecento alberi. «Un progetto importante - ricorda il sindaco Letizia Moratti - che va nella direzione della modernizzazione e soprattutto della qualità della vita». Controcorrente, come sempre, l’assessore Vittorio Sgarbi che torna a ripetere quanto sarebbe stato meglio conservare la Stecca. Progetto Porta nuova a disposizione di tutti da venerdì quando alla Fondazione Catella in Largo De Benedetti aprirà l’Info Point.