«Il programma di Ferrante va migliorato»

Il Nobel: «È troppo soggetto alle pressioni dei partiti»

Gianandrea Zagato

La Rosa nel Pugno detta l’agenda politica a Bruno Ferrante. «Ti chiediamo tre segnali per i primi cento giorni della tua amministrazione: l’istituzione del registro delle coppie di fatto, la creazione di un’agenzia per le tossicodipendenze e il potenziamento della scuola pubblica, con decisioni immediate sulla creazione di asili nido». Richieste che Marco Cappato mette nero su bianco e, attenzione, per l’ex inquilino della prefettura non c’è alcuna possibilità di mediazione: o la risposta alle tre proposte è inequivocabile oppure il centrosinistra darà l’ennesima prova di quanto sia incerto e malmesso.
E, senza forse, è questa la ragione che ha fatto saltare il previsto incontro tra l’aspirante sindaco e la delegazione della Rosa nel Pugno previsto per stamani: appuntamento messo in calendario da qualche giorno - «vorremmo una campagna elettorale più partecipata dalle singole forze della coalizione e più condivisa, nella strategia complessiva» - e che, sorpresa, ieri, è stato rinviato dallo staff dell’ex prefetto. Rinvio che Cappato, Roberto Biscardini e i vertici della Rosa nel Pugno non hanno ovviamente gradito. Anzi, si sono sentiti subito pronti a impugnare politicamente questa decisione come un grave segnale, l’ennesima scivolata di Ferrante che dopo «l’infelice battuta sui “padroni“» non consente di «occuparci d’altro che di manifestazioni, fischi e autolesionismi vari». E, così, nel giro di due ore, è arrivato il contrordine: il faccia a faccia Rosa nel Pugno - Ferrante è riconfermato. Resta però il problema: quelle tre proposte sono considerate «troppe impegnative» per l’aspirante sindaco che, ad esempio, non valuta «prioritario» il registro delle unioni civili, quella sorta di Pacs locali perché la Margherita non vuole.
«Non si governa a colpi di ultimatum» ricorda infatti Nando Dalla Chiesa a Ferrante che, comunque, nel suo programma ha già inserito il registro delle unioni civili non con un capitolo o un paragrafo bensì con quattro-righe-quattro. Tattica sgradita a chi vorrebbe governare Milano nel nome e per conto di una «sinistra liberale e non massimalista»: «Il registro a livello comunale non dovrebbe sollevare le stesse barriere ideologiche gravi che ha sollevato a livello nazionale, visto che si tratta solo di garantire a tutti i servizi della città, siano sposati in Chiesa siano conviventi oppure coppie omosessuali» annota Cappato, che dal «suo» sindaco pretende dunque venga «affrontato e non negato il problema droga» insieme «a una risposta netta al clericalismo di Letizia Moratti sul fronte della scuola». Ma per Ferrante le cattive notizie non finiscono qui. C’è pure Dario Fo che minaccia «di rompergli i coglioni»: «Saremo spudoratamente e radiosamente critici del suo programma per migliorarlo. Siamo fanatici dell’ex prefetto» fa sapere il Nobel, alla guida di una lista civica.
E che, naturalmente, vuole sindaco il suo ex competitor alle primarie dell’Unione ma «sempre restando coscienza critica». Traduzione: «Alcune cose che, alle primarie, avevo sostenuto sul tema del traffico e sulla battaglia all’inquinamento non le ritrovo nel programma elettorale del centrosinistra. Sì, sono scomparse». Accusa di «carenza» anche su l’urbanistica, «non mi piacciano i progetti nell’area dell’ex fiera e, in questo caso, vorremmo farli insieme ai cittadini». Disponibilità a «dare consigli a Ferrante sino alla sfinimento» anche perché, rivela Fo, «è troppo soggetto alle pressioni dei partiti». Chissà, magari, quelle stesse segreterie cittadine che, ieri, gli hanno consigliato di non partecipare alla presentazione della lista di Fo e che, oggi, tentano di nascondere la spaccatura tra Rosa nel Pugno e Ferrante perché «la sinistra ha bisogno di fiducia».