«Programmo tutto ma non la nascita»

Monica Marcenaro

da Milano

«Rifiuto l'idea che sia necessario pianificare la nascita dei propri figli». Eppure Donatella Treu, donna in carriera che oggi siede sulla poltrona di amministratore delegato di Wolters Kluwer Italia, gruppo da oltre 200 milioni di euro di fatturato e più di mille dipendenti che comprende diverse società tra cui Ipsoa editore, Cedam, Utet giuridica, De Agostini professionale, i minuti li ha sempre contati. Una vita vissuta al cronometro, ma non in occasione della nascita delle sue bambine: «In un'epoca in cui viene programmato ogni istante della nostra esistenza - sottolinea la Treu - non sono d'accordo che sia necessario fissare una data per mettere al mondo un bimbo perché una settimana o l'altra non fa la differenza. La scelta del parto cesareo ha spesso motivazioni strane oppure è suggerita dal ginecologo».
Quasi quattordici anni fa quando era in arrivo la primogenita, Camilla, pur non essendo seduta su degli alti scranni Donatella era già una dirigente. Eppure non ha preso in considerazione l'ipotesi di programmare il parto. Perchè?
«Non ci ho proprio pensato, all'epoca mi attirava l'idea di far nascere mia figlia in acqua ma non era una pratica diffusa. Allora, quella del cesareo era solo un'alternativa in caso di complicanze, a meno che non venisse consigliata dal medico. Durante il corso pre-parto tutto era incentrato sulla nascita naturale e poco o nulla veniva spiegato sulle possibili alternative».
E neppure quattro anni più tardi, quando si preannunciava la secondogenita ha cambiato atteggiamento. «Non c'è bisogno di programmare anche questo momento della vita e chi lo fa ha motivazioni discutibili. Mi viene in mente una conoscente che ha optato per l'intervento chirurgico pur di essere a casa a Natale con gli altri figli. Io, anche se dovessi tornare indietro rifarei le stesse scelte. Mi rendo conto che la sofferenza appartiene sempre meno al giorno d'oggi. Se, per esempio, non ho insistito per l'anestesia epidurale è stato perché ho un fifa blu degli aghi. Ma sulla scelta influisce anche il tipo di struttura a cui ci si rivolge: in clinica privata è sempre stata più diffusa la pratica del cesareo. Poi anche il medico fa la sua parte: nel mio caso avevo una ginecologa che viveva di corsa come me e che badava solo alla sostanza».