Proietti si riscopre mattatore: «Resto se posso essere libero»

Quella di ieri è stata davvero una «giornata particolare», che gli affezionati cultori del teatro capitolino ricorderanno a lungo. La giornata era iniziata con una veloce rassegna della stampa che annunciava a chiare lettere il passo indietro di Costanzo dalla direzione del Brancaccio. Un giornale, in particolare, riportava l’intervista al rappresentante della proprietà del palazzo di via Merulana dove si sosteneva che - una volta venuto a mancare il rapporto diretto con il Comune - era stata offerta sempre a Proietti la direzione artistica della sala, prima ancora di girare la stessa proposta a Costanzo.
Poi è stata la volta dei preparativi della grande festa di ieri sera. Annunciata già da giorni come uno spettacolo di commiato per i fan di Proietti, ieri era divenuta di colpo una «serata per festeggiare» il cambio di rotta. Poi alle sei del pomeriggio, davanti ai cronisti convocati per una conferenza stampa, Proietti ha tirato fuori il suo jolly. ««Farò una mia proposta di affitto; affitto con i miei soldi, i miei risparmi. A questo punto non voglio più nessuno, né dietro, né alle spalle. Sarò un privato a tutti gli effetti: ho qualche risparmio e lo impiegherò nella gestione del teatro».
Nelle stesse ore le agenzie di stampa battevano il comunicato diffuso proprio da Longobardi. «Esprimo tutto la mia soddisfazione - scrive il responsabile della società Avana che gestisce l’immobile - nell’apprendere che il direttore artistico uscente, già nominato dal Comune di Roma, abbia manifestato con determinazione la volontà di rimanere al Brancaccio. Considerati i tempi ormai strettissimi per organizzare la prossima stagione e non ritenendo che il Comune raggiunga con noi, a breve, un nuovo accordo per l’affitto del teatro, come già ribadito negli scorsi giorni, la mia società assumerà direttamente la gestione del Brancaccio». Poi Longobardi offre ulteriori dettagli dell’«affare»: un direttore artistico cui viene offerto come guadagno la partecipazione agli utili.
Proposta respinta al mittente: «Se vuole così mi paghi lui, ma non con gli utili. Nessun direttore artistico di un teatro pubblico viene pagato così». Insomma per il popolare attore romano si tratta del più classico dei «prendere o lasciare». «Rimarrò a patto che sia io stesso - conferma Proietti - a pagare l’affitto del teatro con i miei risparmi».
La giornata si è poi conclusa con l’annunciato bagno di folla. Fin dal tardo pomeriggio, infatti, si era formata una lunga coda di sostenitori di Proietti che attendevano pazientemente di entrare nella sala dove poi è iniziata la festa. Tra i primi volti noti ad accorrere Gianni Minà, Renzo Arbore e Renato Zero.