Proiettile per Prodi. E il suo portavoce contro il Giornale

Sircana ci attacca per il poco spazio dedicato a proiettili e messaggi delle presunte Br recapitati a noi e indirizzati a lui. <strong><a href="/a.pic1?ID=214211">Digos e Ros: &quot;Non c'è nessun pericolo&quot;</a></strong>

Roma - Il Giornale decide di non dare risalto all’arrivo, nella redazione romana, di una lettera di minacce (scritte a mano, di sghimbescio) a Romano Prodi, con un bossolo applicato con lo scotch e Silvio Sircana s’infuria. Suscita un putiferio e obbliga tutti i mass media e il Palazzo centrale e periferico a fare da cassa di risonanza ad un gesto che la stessa Digos, subito avvisata, sembra ritenere ben poco allarmante. Come l’altra lettera, ricevuta nello stesso giorno in redazione, con intestazione Brigate rosse e stella a 5 punte con svastica.
Ma il portavoce del premier se la prende ufficialmente con il Giornale, che ha fatto la scelta «sconcertante» di dedicare al fatto poche righe finali di un ampio pezzo sulle due lettere intimidatorie, con annesso proiettile, recapitate ai magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo. «Esiste una classifica - chiede Sircana - di pallottole o minacce più pericolose di altre? Il Giornale ritiene che non faccia notizia ricevere una busta inviata dal sedicente Comitato Giustizia Sociale con scritto “Prodi si dimetta o non ci saranno altri avvertimenti”. Il Giornale pensa che un bossolo parzialmente caricato (con frasi del genere come accompagnamento) sia una “non notizia”, mentre contemporaneamente “spara” a tutta pagina altri bossoli?».
Evidentemente, il portavoce avrebbe voluto almeno un’apertura di pagina con titolone. Anche se certe classifiche non le fanno i giornalisti, ma gli investigatori. E bisogna pur fidarsi.
Risponde il direttore de il Giornale Mario Giordano, che «non abbiamo sottovalutato nulla», ma neppure abbiamo voluto «enfatizzare» inutilmente: «Abbiamo scelto un comportamento di saggezza e responsabilità. Evidentemente per il governo queste sono ormai parole sconosciute».
Eppure, Sircana spiega che Prodi riceve spesso minacce e messaggi più che espliciti e «la scelta di non drammatizzare episodi comunque gravi e inquietanti è voluta e ribadita, per evitare che si possano generare polemiche, strumentalizzazioni e, ancor peggio, emulazioni senza controllo».
Lo conferma il premier da Lisbona, dicendo che le minacce ricevute non lo «preoccupano, anche perché non è la prima volta che accade e sono cose abituali in una società moderna». Finora, certe missive non le aveva «rese pubbliche» e anche in questo caso avrebbe preferito il silenzio. Prodi dice di essere intervenuto per precisare la notizia diffusa da il Giornale. In effetti, ad amplificarla è stato il suo portavoce. E consapevolmente. «Ci rendiamo conto - dice Sircana - che tornando sull’argomento si dà ulteriore spazio alla stupida follia di qualche misterioso personaggio. Le scelte giornalistiche vanno rispettate. Ma anche le persone».
La persona che ne gode di più è l’anonimo autore della lettera, che si lamenta perché il presidente del Consiglio ha «nascosto ai mezzi d’informazione la ricezione di 4 bossoli calibro 9 inviati dal Comitato di giustizia sociale (Cgs)». Questo, aggiunge nella sua incerta calligrafia che attraversa obliqua la pagina, è il «secondo avvertimento» e non ce ne saranno altri. Ecco, grazie a Sircana, il suo obiettivo è stato raggiunto. Stavolta sia i mass media che i politici sono stati costretti ad occuparsi della vicenda. E se, come ci auguriamo, si tratta di uno «stupido folle», in questo momento se la sta ridendo alla grande.
D’altronde, il portavoce non poteva reprimere il nobile «sconcerto» che lo ha invaso sfogliando le pagine de il Giornale di ieri, in cui la lettera anonima di minacce completa di bossolo per il presidente del Consiglio, veniva «derubricata» secondo lui alla serie B, a due righe finali di «un grande articolo dedicato a minacce e gesti identici aventi come obiettivo i magistrati De Magistris e Forleo». Di qui, la sua «riflessione inevitabile»: il Giornale è colpevole di lesa maestà.