Proiettili ai magistrati che indagano su Prodi e Ds

Stesso messaggio intimidatorio al pm De Magistris e al gip Forleo. E il giudice milanese "respinge al mittente" la solidarietà delle istituzioni. Minacce anche a Prodi

Roma - Due messaggi intimidatori. Due buste, ognuna con un proiettile calibro 38. La prima, la apre martedì sera a Catanzaro il pm Luigi De Magistris, nell’occhio del ciclone per clamorose inchieste che colpiscono il Palazzo, compreso il premier Romano Prodi. L’altra, la trova ieri pomeriggio nel suo ufficio a Milano il gip Clementina Forleo, anche lei finita spesso sotto i riflettori anche per le indagini sulle scalate bancarie e le intercettazioni telefoniche di leader come Massimo D’Alema e Piero Fassino. Se c’è un legame tra i due è la solidarietà espressa dal giudice meneghino al collega della Calabria, dopo la richiesta di trasferimento fatta al Csm dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. E nella contestata puntata del 4 ottobre, su Rai2, di AnnoZero di Michele Santoro.

La lettera ricevuta da De Magistris arriva da Bologna e contiene anche un foglio, con il disegno rudimentale («pacchiano», dicono i carabinieri) della stella a cinque punte simbolo delle Br e la scritta a mano: «La prossima sarà vera». Anche il plico per la Forleo è stato impostato nel capoluogo emiliano, la frase è identica, i proiettili sono «bucati» per disattivarli e indirizzati, in ambedue i casi, a: «Voi nemici della libertà». Il gip conferma: «È la stessa che ha ricevuto il pm De Magistris, la provenienza è la stessa, Bologna, ci siamo parlati con il collega».La Digos avvia subito le indagini sui due fatti, viene convocato per stamattina dal prefetto di Catanzaro il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che valuterà le misure di tutela del pm e subito arrivano i messaggi di solidarietà.

Il primo è del Guardasigilli, che manifesta al sostituto procuratore il suo sdegno «per chi, con qualunque motivazione, cerca di intimorire gli altri». Seguono quelli dei presidenti delle Camere, Fausto Bertinotti e Franco Marini, del premier Romano Prodi. Anche di Nicola Mancino, vicepresidente del Csm che sta «processando» De Magistris. Caustico il commento della Forleo: «Respingo al mittente la solidarietà di taluni soggetti indirettamente responsabili del mio isolamento e di quanto mi sta accadendo». Poi arrivano le dichiarazioni allarmate da destra e sinistra, le proteste e le polemiche.

Soprattutto perché l’Anm, che sul caso-De Magistris finora ha brillato per cautela ma è stata sollecitata ad occuparsene da un documento firmato da 254 magistrati, proprio in questa giornata interviene duramente per contestare il potere, attribuito al Guardasigilli dalla riforma dell’ordinamento giudiziario, di richiedere l’allontanamento d’ufficio delle toghe. Un potere che, per il sindacato delle toghe, «sin dalle sue prime applicazioni» determina «polemiche ed allarme nell’opinione pubblica». «I cittadini avvertono infatti tutto il rilievo e la estrema gravità di procedure di trasferimento, promosse direttamente dal ministro, che investono magistrati impegnati in delicati procedimenti». La nota è della Giunta dell’Anm, che quasi si giustifica per non essere intervenuta prima. Le critiche represse al nuovo ordinamento giudiziario ora esplodono, ma l’associazione parla più di effetti dei vituperati «decreti Castelli» che della riforma-Mastella che non li ha corretti abbastanza.

Per il caso particolare, l’Anm auspica velenosamente che l’attenzione del ministero «non si limiti ai casi individuali o alle emergenze ma si concentri sui problemi organizzativi e funzionali della giurisdizione in Calabria». Il segretario dell’Anm, Nello Rossi, chiede invece «rigorosa protezione» dei due magistrati. Intanto, messaggi con minacce e proiettili arrivano anche nelle redazioni. E non si sa se prenderli sul serio o no. Al Giornale, uno diretto a Prodi e un altro, farneticante, con tanto di simbolo Br e svastica.