«La promessa»: la Cina che vuol fa’ l’americana

da Berlino

Coinvolta in tre guerre mondiali (la terza è detta anche Guerra fredda), causa prima della dissoluzione della Jugoslavia, la Germania ha una storia di cataclismi politici che rivive attraverso il cinema per assolversi. Il Festival di Berlino partecipa alla catarsi, ponendo in concorso la coproduzione tedesca Grbavica di Jasmila Zbanic. A Grbavica, quartiere di Sarajevo, vivono una cameriera (Mirjana Karanovic) e una dodicenne (Luna Mijovic), che si crede figlia sua e di un caduto bosniaco. Invece è figlia del serbo che violò la madre. Per scoprirlo, la ragazzina impiega un'ora e mezzo di film, il cui vero interesse è mostrare Sarajevo, ibrido fra La Mecca, per le moschee, Las Vegas, per la corruzione. Poiché la Germania ama sbagliare, per pentirsi e magari premiare i film del pentimento, al prossimo Festival avremo forse un film sull'ibrido di Mecca e Medellin che è ora Pristina, Kossovo.
In concorso ieri anche La promessa di Chen Kaige, film wu xia, cioè di cappa e spada al modo cinese, con tanti effetti speciali da infastidire. Si scontrano le classiche figure del re, del generale, dell'assassino e dello schiavo, ma Chen Kaige non padroneggia la fiaba come Zhang Yimou in Hero. Ne deriva una miscela di tecnica americana ed etica cinese (una sola sopravvissuta a fine film) che potrebbe non soddisfare nessuno dei due mercati a cui il film è diretto.