Le promesse di Assad non fermano il sangue Nuovo venerdì di proteste represso duramente

Solo ieri il presidente siriano ha assicurato lo stop alla repressione, ma l'esercito continua a sparare sulla folla. Almeno 18 i morti in tutta la Siria. A Latakia le forze di sicurezza impediscono ai giovani di entrare in moschea. E la Ue pensa a sanzioni nel settore petrolifero e a un blocco delle importazioni. <a href="/video.pic1?ID=Siria_pestaggio_bus" target="_blank"><strong>Sul web un video in cui i soldati pestano i prigionieri su un bus</strong></a>

Damasco - Non sono passate nemmeno 24 ore dalla promessa da parte del presidente siriano Bashar al-Assad di bloccare la dura repressione delle proteste anti governative. Eppure oggi c'è stato l'ennesimo venerdì di preghiera e manifestazioni macchiato di sangue.

Vittime in tutto il Paese Le proteste contro Assad si sono svolte in molte zone della Siria. E l'esercito continua a sparare sulla folla: è di almeno 18 morti il bilancio dellittime in tutto il Paese. Stando ad attivisti citati dalla tv al-Arabiya, 15 persone sarebbero state uccise dalle forze di sicurezza siriana nella zona meridionale di Daraa, una a Homs, a nord di Damasco, e due a Harasta, vicino alla capitale. Altre fonti parlano invece di 20 morti.

A Latakia moschee aperte solo per ultracinquantenni E per evitare assembramenti e manifestazioni, le forze di sicurezza siriane avrebbero impedito agli abitanti con meno di 55 anni di Latakia, nella Siria nordoccidentale, di partecipare alle preghiere del venerdì in moschea. Lo riferisce la tv al-Arabiya, mentre in molte zone della Siria si registrano anche oggi proteste contro il presidente Bashar al-Assad, iniziate subito dopo la conclusione delle preghiere. La stessa emittente riferisce che gli agenti avrebbero aperto il fuoco contro gruppi manifestanti nel quartiere di Saliba.

L'Ue studia sazioni nel settore petrolifero Sulla scia dei provvedimenti presi dagli Stati unuti, intanto, anche l’Unione europea starebbe preparando "sanzioni nel settore petrolifero, e considera eventualmente l’embargo delle esportazioni di petrolio siriano". A rivelare i possibili ulteriori interventi europei è stata una fonte diplomatica di Bruxelles che ha preferito mantenere l’anonimato.