PROMESSE MANTENUTE

Silvio Berlusconi non aveva promesso l'impossibile. Ha fatto molto di quanto aveva promesso e se ci sono delle lacune, dei deficit di realizzazione possono essere spiegati con le avversità che il premier e il suo governo hanno incontrato strada facendo.
Questo ci pare il succo di quanto ha scritto Luca Ricolfi nel suo libro «Tempo scaduto», dove lo studioso analizza appunto il grado di realizzazione del programma scritto del Contratto con gli italiani.
Interessante partire dal macigno iniziale che Berlusconi si è trovato sulla strada delle riforme. Ne abbiamo già parlato altre volte: il buco di bilancio trovato e lasciato dal governo ulivista precedente, ben superiore a quello che era stato riconosciuto ufficialmente dal centrosinistra. Renato Brunetta lo aveva stimato in circa 12 miliardi di euro. Era stato buono e, nonostante ciò, lo avevano fatto a pezzi. Poi, più tardi, conti alla mano si è rivelato essere più del doppio: 2,4 punti percentuali del Pil. Un macigno. Dalle casse dello Stato sono mancati 30 miliardi di euro. Una cifra che se allocata all'inizio, per le grandi opere, a fine legislatura avrebbe portato almeno 3 punti di Pil in più. Questo il macigno all'inizio.
Poi, come chiunque sa, c'è stato l'11 settembre, la crisi internazionale, le guerre, l'euro sopravvalutato e tutto il resto.
Ebbene, nonostante tutto questo, il Ricolfi riconosce che di quel Contratto è stato realizzato il 61,1 per cento. Pensioni 100 per cento. Ci fosse uno della sinistra che l'ha mai riconosciuto. Dimezzamento del tasso di disoccupazione, obiettivo raggiunto all'81,7 per cento. Anche qui idem come sopra. Qualcuno ha anche detto che è aumentata. Potere dell'immaginazione da campagna elettorale con supporto sindacale. Abbattimento delle tasse, obiettivo raggiunto per il 55,6 per cento. Grandi opere per il 68,4 per cento. Diminuzione dei reati, secondo Ricolfi, zero per cento.
Qualche riflessione. È noto che l'ammanco sulla crescita del Pil, a causa del debito iniziale lasciato in dote dal centrosinistra, e congiuntura internazionale hanno causato problemi di tipo occupazionale e sulle possibilità di riduzione delle tasse. Lo stesso Ricolfi sostiene che con più Pil ci sarebbe stata più occupazione. Per le tasse come si poteva far tutto con quella situazione che il governo ha incontrato e che era in larga parte imprevedibile? Lo stesso ragionamento vale ovviamente per le grandi opere.
Discorso a parte va fatto per la sicurezza. I dati diffusi dal ministero dell'Interno disegnano un quadro completamente diverso. Nell'arco di tempo 2001-2005 gli omicidi ad opera della criminalità organizzata sono diminuiti del 18,6 per cento, quelli non riconducibili ad essa sono diminuiti del 13,5 per cento; i reati predatori, i più diffusi, del 4 per cento. Il tutto rispetto al periodo del governo precedente, dal 1997 al 2001. Senza considerare che dal 2002 al 2004 gli sbarchi degli immigrati clandestini sono diminuiti di 11.000 unità.
Tutto questo, se considerato, farebbe - ovviamente - crescere la percentuale di realizzazione delle promesse contenute nel Contratto con gli italiani firmato nel salotto di Vespa da Silvio Berlusconi e, idealmente, dagli italiani che lo votarono.
Luca Ricolfi è uno studioso serio e certamente non appartiene al centrodestra. Ci dà un quadro che, secondo noi, può essere rivisto soprattutto nella parte che riguarda la sicurezza, come abbiamo solo accennato. Ci sarà modo di farlo più nel dettaglio.
Il centrodestra scelse la strada della riduzione delle tasse come hanno fatto anche gli Stati Uniti. Nel momento di difficoltà gli Usa hanno potuto attingere alle casse dello Stato. L'Italia no. C'era già chi aveva provveduto, e anche senza dirlo, a spendere tutto lo spendibile.