Le promesse olimpioniche

Mai rivendicare «noi lo avevamo detto». E allora mettiamola così: era facile prevedere l'ultima furbata buonista del sindaco di Roma Veltroni: rinunciare alle Olimpiadi del 2016 con la scusa della indisponibilità di Gianni Letta a guidare il comitato organizzatore e del fallimento del solito mieloso intento bipartisan, in realtà per puntare al 2020. Ma già Letizia Moratti, dopo il rifiuto del Coni di concedere una proroga per presentare il programma, aveva ritirato la candidatura di Milano, puntando al 2020. I due sindaci si scambiarono allora promesse di reciproco sostegno: alla candidatura di Roma nel 2016 e, in alternativa, a quella di Milano nel 2020. E invece Veltroni barava: aveva capito (meglio tardi...) che: primo, non ci sono i soldi necessari, almeno 15 miliardi; secondo, dopo Londra 2012 nessuna città europea avrebbe possibilità nel 2016. Perciò inventata una qualsiasi scusa buonista sul «consenso bipartisan» e sull'«appoggio di tutto il paese» venuti meno, ha prima finto un ritiro per poi puntare su una data più accessibile. Di nuovo in concorrenza con Milano a cui aveva invece promesso sostegno. E se il Coni continuerà a comportarsi con la partigianeria filo-romana sino ad oggi manifestata, per Milano la battaglia è perduta. E la promessa di appoggio fatta da Veltroni alla Moratti? Mai fidarsi di quelli che si mostrano sempre troppo buoni, lo fanno per fregarti.
Il 25 luglio Prodi sarà a Milano: il governo di centrosinistra cerca così di manifestare interesse per il problemi di un Nord che continua a non amarlo. Di promesse generiche ne farà molte, di impegni concreti ne prenderà qualcuno. Forse perfino in buona fede. Ma la vicenda delle Olimpiadi, come molte altre in passato, come ogni tentativo di reale decentramento amministrativo o fiscale, dimostra che sono le strutture burocratiche della capitale - nel nostro caso il Coni - le vere nemiche di Milano. Per non perdere potere e posti, naturalmente. E di queste strutture, della loro resistenza passiva la politica romana si serve come alibi per impegni non mantenuti. Lo tenga presente Letizia Moratti quando incasserà le promesse di Prodi.