Le promesse di Walter lo smemorato

A leggere gli ultimi annunci pubblicitari di Walter Veltroni vengono i brividi. Un po' per la ridicolaggine e un po' per l'impudenza. Veltroni promette per la fine del 2008 cinquemila leggi in meno e cento testi unici al posto di 21mila leggi. La ridicolaggine sta nel fatto che già nella metà degli anni Novanta l'allora ministro Bassanini promise un'ampia delegificazione nel settore della pubblica amministrazione. Furono eliminate centinaia di norme di legge che si trasformarono però in migliaia e migliaia di norme regolamentari (alcuni tomi) contenute in centinaia di decreti delegati e decreti del presidente del Consiglio dei ministri. Alla fine della giostra, insomma, la Pubblica Amministrazione fu travolta da uno tsunami regolamentare più nefasto della precedente legislazione. In quella stagione Veltroni era vice-Presidente del Consiglio.

L'impudenza appartiene invece agli ultimi 2 anni di governo del centro-sinistra, che ha visto l'approvazione di due finanziarie forti di oltre 2.500 pagine di legislazione che contenevano di tutto e di più, da proclami enfatici a norme di dettaglio che avevano più il profilo regolamentare che non la dignità di norme legislative. I brividi, dunque, nascono da questi precedenti rispetto ai quali Veltroni non chiede scusa, ma scrive agli italiani una letterina di promesse natalizie fuori stagione. Ma non si ferma a queste. Promette il dimezzamento dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni e la possibilità di avviare una nuova impresa in un solo giorno. Cose bellissime e da tutti, proprio da tutti, auspicate. Ma sbagliamo o Veltroni e il suo partito hanno governato per otto degli ultimi quindici anni senza che queste cose magnifiche fossero fatte?

In politica la credibilità è la prima qualità e i precedenti di Veltroni e del Pd sono in tutt’altra direzione rispetto alle promesse che sentiamo in questi giorni. Ma i brividi non sono finiti. Veltroni annuncia anche che risparmierà tre miliardi l’anno di spesa pubblica. Fino a qualche giorno fa lo stesso Veltroni parlava di ridurre di mezzo punto di Pil di spesa pubblica nel 2009 e di 1 punto nei tre anni successivi. In pochi giorni le promesse si sono più che dimezzate e vedrete che nello spazio di qualche settimana andranno tutte in cavalleria. Ma i brividi ci vengono per altri motivi ben sapendo che le promesse elettorali sono quasi sempre parole al vento. In nessuno dei manifesti pubblicitari apparsi sui giornali di questi giorni si fa riferimento alla più grande emergenza del Paese, quella della crescita economica ormai pari a zero. Da oltre 10 anni l'Italia occupa stabilmente l'ultimo posto in classifica tra i Paesi europei per tasso di crescita e ciò nonostante Veltroni non riesce a percepire che se non ci sarà quello che veniva definito in un recente passato uno shock dell'economia italiana e quindi una ripresa della crescita superiore alla media dell'euro zona, niente di tutto ciò che dice può essere fatto. Anzi senza una crescita adeguata la spesa pubblica più che diminuire aumenterà come avviene sempre in periodo di rallentamento forte dell'economia. Nel caso italiano, poi c’è questa tendenza verso la stagflazione e cioè una stagnazione più un aumento vertiginoso dei prezzi, il cui intreccio perverso porterà rapidamente le piazze a riempirsi di protesta.

Credibilità e serietà richiederebbero dunque un'analisi impietosa degli ultimi anni di governo dalla quale far scaturire politiche nuove e praticabili. Veltroni invece glissa il passato come se non fosse il passato suo e del suo partito così come ignora quella grande questione democratica originata dalla scomparsa delle grandi culture politiche europee, dai premi di maggioranza, dall'abolizione del voto di preferenza, da mezzi presidenzialismi o da presidenzialismi regionali privi di qualunque contrappeso che dà dell'Italia un'immagine arlecchinesca sul piano istituzionale e declinante sul piano economico e sociale. Per questa strada sarà davvero difficile salvare il Paese.