Promossa per la seconda volta Emma non ripeterà la prima

I professori hanno «bocciato» i genitori della studentessa

Gioia Locati

Promossa all’unanimità. Per la seconda volta. Nessun professore del civico Manzoni è stato sfiorato dal dubbio: Emma continuerà a frequentare il secondo liceo. Ha in sé «le capacità per recuperare le lacune», è «in grado di organizzarsi gli studi» e questo nonostante i tre debiti formativi segnalati a giugno. Gli stessi che spinsero i genitori a «rifiutare» la promozione della figlia alla fine dell’anno scolastico chiedendone la bocciatura.
La richiesta talmente insolita - e senza precedenti - è diventata subito un caso. I genitori si appellarono al sindaco, al dirigente scolastico e poi al Tar. Per loro questa promozione forzata che «lede il diritto di scelta» avrebbe procurato a Emma difficoltà insormontabili. Il Tribunale accolse la richiesta del curatore della studentessa, il collegio docenti del Manzoni avrebbe dovuto rifare lo scrutino di Emma. E così è successo giovedì scorso. «Ci siamo ritrovati tutti d’accordo - ha spiegato il dirigente Giuseppe Polistena - abbiamo dovuto motivare la promozione, cosa che in genere non avviene. Ci viene chiesto il contrario, ossia di spiegare perché si boccia uno studente».
Il verbale del collegio docenti risponde in cinque punti all’ordinanza del Tar. In sostanza Emma «sarà in grado, nel secondo anno, di colmare le lacune riscontrate» poiché le insufficienze (matematica, francese e inglese) non sono gravi e «l’allieva, nonostante le numerose assenze per motivi di salute ha comunque ottenuto risultati positivi nella maggior parte delle materie». Si legge ancora che i professori esprimono «un giudizio positivo sulle capacità intellettive della ragazza». Il papà di Emma, Emiliano, definisce la sentenza «spietata e disumana, più attenta ai ritmi di produzione che alla crescita della ragazza: il consiglio di classe condanna una studentessa incolpevole a un anno di massacro». Di più, bolla questa nuova promozione come «ideologica e burocratica» e dice che «mostra una concezione della scuola e della professione docente arcaica, autoritaria e antistorica».
La mamma Francesca si rivolge al ministro Moratti «che ha sempre dichiarato di volere una scuola nella quale i soggetti siano gli studenti e le famiglie contino di più. Con il sistema dei debiti, dei crediti e delle promozioni forzate - ha aggiunto - ha consegnato famiglie e studenti al potere assoluto dei consigli di classe, togliendo loro l’unica possibilità di decisione che avevano: quella di ripetere l’anno non sostenendo gli esami a settembre».