Promossi e bocciati Ecco il pagellone Samp

(...) Ed è in questo quadro, e con questo spirito, che offriamo ai lettori il consueto pagellone di fine anno. Con, come al solito, le istruzioni per l’uso: a) i voti vanno dall’1 al 10; b) per entrare nel pagellone basta essersi seduti almeno in panchina in uno degli incontri ufficiali di campionato, Coppa Italia o Coppa Uefa; c) alcuni voti vanno al di là di meriti o demeriti specifici, ma sono volutamente provocatori, come è nel nostro stile, per buttare un sasso nello stagno di un’informazione spesso troppo benevola con i blucerchiati. Senza rendersi conto che sono proprio i suonatori di grancassa che fanno il male della squadra. Che, infatti, è finita suonata.
Antonioli: voto 9. Nel finale di campionato, ha perso qualche colpo. Ma, senza le sue parate, la Samp sarebbe in B. Indispensabile. E, infatti, lo lasciano partire.
Luca Castellazzi: voto 6,5. Non fa errori determinanti, ma non dà mai l’impressione di essere sicuro al cento per cento. E, infatti, puntano su di lui.
Di Gennaro: senza voto. Una presenza in panchina per il terzo portiere. Utile per gli almanacchi.
Castellini: voto 6. Castellini espugnabilini.
Bastrini: senza voto. Giovane promettente. Ergo gioca solo cinque minuti.
Paolo Castellazzi: senza voto. Novellino dice che è molto bravo. Poi, non gli fa giocare nemmeno un minuto.
Falcone: voto 6,5. Per lunga parte della stagione sembra un colombo, con o senza la minuscola. A tratti, riprende la maestosità dell’aquila. Tutto sommato, può sembrare un falchetto. In attesa del ritorno del vero Falcone.
Iuliano: voto 1. Per la gestualità in campo, è subito soprannominato «il vigile», u cantunè. Il suo acquisto è una cantonata.
Pavan: voto 4,5. Minimo comune multiplo di questa difesa.
Pisano: voto 4,5. A volte, più che un Pisano sulla porta, sembra un morto in casa.
Sala: voto 5. Ombra dell’ottimo giocatore che conoscevamo al Milan e all’Atalanta e che a Genova emerge solo a sprazzi. Sala insidipido.
Zamboni: voto 8. In Coppa Italia a Cagliari è uno dei migliori in campo, a Udine naufraga, nè più, nè meno come il resto della squadra. E allora come mai, a un certo punto, sparisce anche dalla panchina? Tagliato per il taglio di capelli dell’immaginifico parrucchiere Nino Manzillo? Voto di solidarietà tricologica.
Zenoni: voto 4,5. Forse l’anno scorso era riuscito a mandare in campo il gemello con i piedi buoni.
Dalla Bona: voto 5,5. Non è Gattuso e si vede. Ma quando lo fanno giocare con più continuità, qualcosa di meglio riesce a combinare.
Edusei: voto 3. Una sola prestazione, con la Fiorentina, prima di essere ceduto al Torino. Peraltro, sconcertante. Edutre.
Gasbarroni: voto 7. Il voto è la media fra il 10 che meriterebbe in alcune partite, come quella a Palermo, dove sembra Gasbarrincha (copyright del professor Eugenio Bonaccorsi, preside del Dams di Imperia, a Gradinata Sud) e il 4 dell’ultima parte del campionato. Viene definito un giocatore «da situazione», cioè da mezza partita, da subentro in corsa, ma per gran parte del campionato è un giocatore situazionista. Poi si integra negli schemi di Novellino.
Marchesetti: voto 4. Meriterebbe 10 per la costanza con cui si passa l’acqua fra i capelli, con la mascella volitiva e la voglia di spaccare il mondo, prima di entrare in campo. Poi, però, entra in campo.
Mingozzi: voto 9. Gioca un’ora in tutto, fra Coppa Italia e campionato. Dimostra personalità e talento. Forse è una colpa troppo grave in questa squadra.
Palombo: voto 4. Il giocatore più sopravvalutato del mondo. Meriterebbe qualcosina in più, anche perchè è un ragazzo simpatico, ma i suoi sponsor che lo vogliono in Nazionale riescono a fargli abbassare il voto. Dicono che somigli a Gattuso. Forse quando dorme.
Soddimo: senza voto. Da due anni è un giovane promettente. Con la cura Novellino rischia di diventare un vecchio promettente.
Tonetto: voto 7. Quando gioca lui, anche quando non è al massimo, la squadra si dà un Tonetto. Se ne andrà.
Volpi: voto 6. Se giocasse meno di mille partite a stagione, sarebbe meglio per tutti. Anche per lui. Volpi da mettere in letargo.
Zauli: voto 5. Come mai a Genova non convinceva e a Bologna è sempre uno dei migliori in campo? Domande.
Bazzani: voto 7,5. Gioca poco, ma ci mette il cuore.
Bonazzoli: voto 9. Come Antonioli. Senza di lui, sarebbe B.
Borriello: voto 8. Se Emiliano è Bonazzoli, Borriello è bbono. Almeno così assicurano le donne. Viene lasciato partire e Novellino e i suoi aedi assicurano che, anche a Treviso, non fa granchè. Infatti, chiude a sette reti.
Colombo: voto 2. Voto aumentato di un punto, perchè gioca a lungo nonostante non sia a posto fisicamente. Impallinato dai suoi amici.
Diana: voto 4,5. Delusione mondiale.
Flachi: voto 7. Il gol di domenica e quelli del ritorno di Coppa contro il Cagliari valgono la stagione. Quando gioca, a volte, è irritante. Quando non gioca, ci si irrita sempre.
Foti: voto 6. Con il Messina è da 10. Poi, fra sostituzioni e subentri, rischia di essere bruciato. E si adatta al benissimo al 4-4-2 novelliniano.
Kutuzov: voto 3. Scarta anche se stesso. Da scartare.
Arnulfo: senza voto. Ci sarebbe piaciuto vederlo in campo. Ci sarebbe piaciuto, appunto.
Azor: senza voto. Una panchina anche per lui.
Da Mota: senza voto. Idem, come sopra. Lo rivedremo.
Calzolaio: senza voto. Fa la sua apparizione in panchina contro la Juve. Poi, gli fanno le scarpe.
Novellino: voto 1. Per mille motivi. Uno su tutti: ma che calendario usa, quando dice da mesi e mesi, «è da due mesi e mezzo che non giochiamo sui nostri livelli»? Per molti è il numero uno. Anche noi gli dedichiamo un numero 1.
Marotta: voto 1. Meriterebbe 8 per il mercato estivo. Sottozero per come lui e i suoi collaboratori riescono a smantellarlo facendo partire Delvecchio, il migliore del mazzo, e Abate. E poi permettono l’emarginazione di Mingozzi e Zamboni, la partenza di Borriello e Zauli. Ma, soprattutto, l’arrivo di Marchesetti, Colombo e Iuliano. A Marotta di collo.
Garrone: voto 4. Dieci perchè un’altra volta, ci mette 16 milioni di euro per risanare un passivo dovuto a una politica per me miope: svincolati a parametro zero e ingaggio mille. Perchè non puntare sui giovani? Ma il voto crolla miseramente per il modo in cui porta avanti la polemica sui diritti tv (non per la polemica, sia ben chiaro) e per il fatto che volesse risanare il calcio con Della Valle. Con Della Valle?
Lubrani: voto 9. Luca è l’addetto stampa della Samp. Lui e i suoi collaboratori Marco Midoro e Alberto Pizzorni, meritano un voto altissimo perchè fanno gli addetti stampa in un mondo giornalistico genovese dove alcuni cronisti sono più addetti stampa degli addetti stampa.
Ultras, gradinata Sud e tifosi: voto 10, lode e dignità di stampa. Per la pazienza con cui hanno sopportato il gioco di questa Samp e le parole dei suoi vertici. Lode agli ultras: quelli del Doria sono la parte pulita del calcio. Dignità di stampa alle spalle voltate al campo di domenica.