Promossi i porti liguri

«Un corretto e legittimo criterio di razionalizzazione della portualità nazionale» sostiene il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, presidente della Commissione Lavori pubblici, Trasporti e telecomunicazioni di Palazzo Madama. ««Un blitz inaccettabile che danneggia il sistema portuale» tuonano invece gli esponenti del centrosinistra in Regione e Provincia. A spaccare diametralmente i giudizi è il decreto che assegna al Consiglio dei ministri, e in particolare al titolare del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, l’ultima parola nella nomina dei presidenti della Autorità portuali per quanto riguarda i 12 più importanti scali della penisola, tra cui Genova e La Spezia. La decisione, assunta nel corso dell’ultima riunione dell’esecutivo, è stata immediatamente e duramente contestata dalla minoranza in parlamento. «Ma non si tratta affatto di un blitz - precisa Grillo, che ha seguito le varie fasi di predisposizione del documento -. Innanzi tutto, la scelta del governo arriva dopo numerose consultazioni con gli operatori del settore, e, non dimentichiamolo, dopo che si erano verificati casi clamorosi di stallo, o meglio di vera e propria paralisi in alcuni dei maggiori scali italiani a causa del conflitto di competenza fra Authority e enti locali, tra cui Regione, Provincia, Comune e Camera di commercio che dovevano esprimere i nominativi».
Il fatto è, ricorda il senatore di Forza Italia, che la riforma del titolo quinto della Costituzione, raffazzonata dall’allora maggioranza di centrosinistra in parlamento alla fine della scorsa legislatura, prevedeva che le competenze in materia portuale fossero «concorrenti» fra Stato e Regione: nel caso specifico della nomina del presidente di una delle 26 Autorità portuali, il ministro doveva ricevere l’assenso vincolante del vertice della Regione prima di procedere alla nomina. «In mancanza di questo concerto - sottolinea ancora Grillo - si andava a una stasi a tempo indeterminato, con conseguente paralisi dell’operatività. È stato questo il caso di Trieste, ma anche di Livorno, per citare solo i più eclatanti, indipendentemente dal colore politico degli enti e delle persone indicate». Ora, con la nuova procedura approvata dal governo, il ministro interviene con la nomina d’autorità solo nel caso non si verifichi la sintonia con la rispettiva Regione: «Un modo - conclude il senatore Grillo - per andare nella direzione giusta, sulla base della diversa importanza degli scali e scongiurando un braccio di ferro che va contro gli interessi del singolo porto e della portualità nazionale». Spiegazioni che non sono sufficienti a spegnere le polemiche degli esponenti del centrosinistra che bocciano la decisione dell’esecutivo: «La Regione Liguria - sostiene l’assessore Luigi Merlo - giudica il provvedimento un passo indietro molto grave, un esproprio ai danni degli enti locali». Pesante anche il giudizio di Alessandro Repetto, presidente della Provincia di Genova: «Si tratta di un episodio di iniqua arroganza centralista del governo». Secondo il sindaco Giuseppe Pericu, poi, «mentre gli altri porti d'Europa vanno avanti verso l'autonomia, in Italia si torna allo Stato napoleonico». Ma Grillo ribatte: «È stata ripristinata la competenza dello Stato in materia portuale, un vantaggio decisivo per lo sviluppo dei traffici».