Promossi i Simpson: diventano divi del cinema

La pellicola sulla popolare famiglia di Springfield arriverà in Italia in settembre. Ne è protagonista Homer, involontaria causa di un disastro nucleare

da Milano

Una folla inferocita che brandisce torce infuocate assalta casa Simpson: tutti gli abitanti di Springfield vogliono linciare Homer. È una delle scene principali del primo, attesissimo, film dei Simpson, The Simpsons Movie, che debutterà il 27 luglio nelle sale americane e il 21 settembre in Italia. Il trailer è stato presentato in anteprima a Milano, nell’affollatissimo Telefilm Festival. Questa volta il panciuto omino giallo inventato da Matt Groening l’ha fatta grossa, ha combinato un disastro nucleare. Non è un modo di dire: a causa sua, delle scorie radioattive sono state riversate nelle riserve idriche della città. Danno ambientale a parte, ora tutti gli abitanti sono costretti ad abbandonare le loro case per colpa di Homer e vogliono punirlo.
I Simpson sono la serie più longeva del piccolo schermo, 400 episodi suddivisi in 18 stagioni. L’idea di trarre un film da questo cartoon risale al 92-93, quando gli autori pensarono di trasformare uno degli episodi della quarta stagione in un lungometraggio. Ma i tempi erano precoci, le risorse economiche insufficienti e le difficoltà di produzione enormi. Solo nel 2004 Groening ha confermato che le avventure della scombinata e politicamente scorretta famigliola americana avrebbero debuttato sul grande schermo. Il protagonista di un evento del genere non poteva che essere Homer: in vent’anni di onorata carriera (festeggiati lo scorso 19 aprile) ne ha combinate talmente tante che la sua volenterosa e ingenua moglie Marge, e i suoi tre figli - il re dei monelli Bart, la cervellona Lisa e l’eterna neonata col ciuccio Maggie - anche messi tutti insieme non avrebbero saputo fare di peggio. Ma si è sempre salvato con una «homerata», ovvero «un’azione fortunosa che viene praticata con assoluta inconsapevolezza e si concretizza in un risultato vincente», com’è scritto nel dizionario di Springfield (puntata Homer definito, terza stagione). In pratica, ha molta fortuna.
In realtà, Homer è un personaggio complesso. È addetto alla sicurezza di una centrale nucleare, ma ha fatto altri cento lavori diversi, da consulente di Mel Gibson a missionario. Ha persino vinto un Emmy per una performance musicale e un premio Pulitzer per una serie di scoop scandalistici. Ama stare stravaccato sul divano a mangiare ciambelle, bere birra e guardare esclusivamente tv-trash. Ma al tempo stesso, è forse il personaggio animato più impegnato, un rivoluzionario, un anarchico, uno che quando ci si mette sovverte la borghese tranquillità di Springfield. Lo fa per stupidità, naturalmente, tanto che i detrattori del cartoon lo accusano di non avere morale. E per quanto nutra sentimenti positivi, ami cioè la moglie e i figli, è sempre sbronzo: «All’alcol», brinda, «la causa di (e la soluzione a) tutti i problemi della vita». Homer lascia che i suoi bambini vedano cartoni splatter come Grattachecca e Fichetto (un gatto e un topo che si tagliano a pezzi in ogni puntata) e talvolta li incita a compiere azioni illegali, dai sabotaggi ai furti. Eppure, ha conquistato i telespettatori di mezzo mondo. In Italia, le sue battute sono diventate d’uso comune, da «d’oh» a «brutto bagarospo!» e il doppiatore italiano, Tonino Accolla, è diventato un idolo dei fan della serie. E tutti attendono che al termine di quest’ultima homerata esclami «Mitico!».