Promossi da Moody’s, ma serve una scossa

L’agenzia conferma il rating Aa2 all’Italia perché il governo ha
dimostrato di saper gestire il debito pubblico. E imprese, famiglie e
banche sono solide. Ma non possiamo fermarci qui: questa economia lenta
come un mulo ora richiede riforme per accelerare

Moody's promuove l'Italia, nonostante il suo elevato debito pubblico. L'agenzia internazionale che dà le pagelle agli Stati e alle altre entità economiche, con titoli quotati in borsa, mantiene per il debito del Tesoro italiano la valutazione di Aa2 con tendenza stabile, nonostante che il rapporto fra il debito e il prodotto nazionale, il Pil, sia peggiorato, quest'anno di ben 7 punti, passando dal 107% al 114% e nonostante la previsione, appena fatta dagli uffici economici e statistici della Commissione europea, di un aumento di tale rapporto al 115 nel 2011 ed al 116 nel 2012.

La prudenza della manovra di finanza pubblica attuata del nostro governo di fronte alla difficile congiuntura è fra le principali ragioni per cui l'aumento del rapporto fra debito e Pil non genera un giudizio negativo. Secondo Moody's, riusciremo a pagare i nostri debiti, nonostante la loro crescita, perché oltre a un governo che ha dimostrato di essere capace di fronteggiarli, ci sono le famiglie che risparmiano, le imprese che non sono eccessivamente indebitate e un sistema bancario solvibile. Non c'è pericolo che esso addossi al governo crediti insoluti in cambio di sovvenzioni, come è accaduto in altri Stati importanti. Le cui famiglie, imprese e banche hanno trasformato il loro debito privato in debito pubblico.

In sostanza il quadro è rassicurante. E il merito, come si vede, non va solo al governo, va in larga misura anche alla saggezza delle famiglie, alla solidità del sistema delle imprese e alle banche che non si sono gettate in avventure, come quelle di altri Stati apparentemente più esperte. Il bicchiere appare mezzo pieno. Ma le argomentazioni con cui l'agenzia internazionale giunge a questo giudizio e il modo come lo qualifica, mostrano che abbiamo delle pecche e dei problemi, che non ci consentono di continuare nel tran tran. L'Italia, osserva Moody's ha un grosso debito pubblico soprattutto perché, dato l'invecchiamento della popolazione, date le sue rigidità e il peso del debito che si porta sulle spalle, non ha dimostrato nel recente passato rilevanti capacità di crescita. E non sembra che possa averle in futuro. Il governo italiano - conclude l'agenzia - ha già esperienza nella gestione dei conti pubblici in un contesto di bassa crescita e di peso sostanziale degli interessi, e una storia segnata dalla stabilizzazione del debito pubblico, sebbene ad alti livelli. L’outlook stabile sul rating Aa2 riflette questo equilibrio relativamente «mediocre».

E, aggiunge Moody's anche senza ignorare le vulnerabilità relative a questa situazione, queste non eccederanno la capacità dell'Italia di farvi fronte. È ovvio che se il Pil crescesse del 2,5% annuo, il debito in rapporto al Pil potrebbe ridursi molto più che con la stentata crescita (inferiore all’1%) registrata nel passato recente. Insomma la nostra economia è come un mulo non più di primo pelo che trotterella, con una soma pesante, a cui ha fatto il callo. Ce la farà a portarla, perché è robusto, c'è abituato e il governo che lo guida sa come trattarlo, ma gli dà anche parecchio foraggio. È un equino con buone spalle e gambe salde, ma non è un cavallo da corsa e neppure da trotto. Sin qui Moody's. Che, mi pare, abbia in larga misura ragione. Continuando a guardare il bicchiere «mezzo pieno» desidero far notare che sino a ieri i giudizi internazionali su di noi erano spesso peggiori.

L'Economist aveva scritto più volte che Berlusconi era «unfit to lead», inadatto a governare. Ora si ammette che il governo in Italia è capace di governare bene in situazioni difficili. I giornali finanziari di Londra e di altri autorevoli centri finanziari volentieri parlavano di un «rischio Italia», ignorando che a fronte dell'elevato debito pubblico in Italia c'è un elevato patrimonio delle famiglie e un’alta propensione al risparmio. Ora lo si riconosce.

Ma i dirigismi, i pesi fiscali sbagliati, gli sprechi pubblici, l'eccesso di stato sociale che abbiamo accumulato negli anni passati, con politiche erronee, dettate da falsi miti, in gran parte ci sono ancora. L'esserci assuefatti, non è una buona cosa. E i rilievi di Moody's devono farci riflettere. Mentre nel mondo animale non si può trasformare un mulo in cavallo, in economia, mediante adeguate riforme, è possibile farlo. L'Italia ha tutti i requisiti potenziali per riprendere il cammino della crescita.