La promotrice: «Chi accetta ci crede davvero, andremo avanti a oltranza. Coinvolte intere famiglie da Ponente a Levante». Poche le adesioni fra i giovani Digiuno a staffetta contro l’inceneritore Ogni giorno a Genova, Trento e Roma una persona non mang

Se Gandhi era il teorico della non-violenza, questo gruppo di agguerriti genovesi potrebbe diventare quello della non-pietanza. Nessuna ironia, perché la loro «è una battaglia per tutta la città». Anzi, per tre città: Genova, Roma e Trento. Il nemico comune si chiama inceneritore. Per cancellarlo (dai progetti) dal 3 aprile è in corso un digiuno «a staffetta» che si svolge contemporaneamente nelle tre città.
Settimana per settimana vengono scelti e comunicati a giornali e autorità i volontari che digiuneranno, uno al giorno in ognuna delle tre regioni. A Genova la prima è stata Emilia Parodi Pedrina, editrice del Carriere Sestrese, storico giornale del ponente cittadino. «Ero disperata, le avevo provate tutte, poi mi è venuta l’idea del digiuno - racconta-. E i primi a farlo dopo di me sono stati proprio i componenti della redazione. Niente cibi per un giorno, solo liquidi».
«Il nostro non è un digiuno spettacolo, alla Pannella - aggiunge la combattiva promotrice-. Da quando, cinque anni fa, hanno detto che volevano costruire un inceneritore a Scarpino, scriviamo articoli e ci documentiamo per mettere in guardia dai rischi alla salute. Lo scorso gennaio abbiamo organizzato un incontro con Beppe Grillo e una serie di esperti, medici compresi, che ha avuto un grande successo».
Tre mesi dopo, Genova si è agganciata al «digiuno a staffetta» contro gli inceneritori già in corso a Roma e Trento. «In Trentino lo fanno da tre anni, nel Lazio da uno - racconta la Parodi Pedrina-. Con il passaparola e l’aiuto delle associazioni di consumatori troviamo di volta in volta i volontari che per un giorno accettano di non mangiare. Sono persone che credono fortemente nella causa, per questo lo fanno con impegno e serietà. A volte mi telefonano anche durante la giornata di digiuno per dirmi che va tutto bene».
Ma chi è disposto a rinunciare a trofie al pesto e branzini per manifestare contro un inceneritore? «Finora hanno aderito 75 persone e non solo di Sestri. Questa settimana tocca a dei cittadini del levante, a volte ci si dà il cambio in famiglia: un giorno digiuna il padre, quello dopo il figlio. Se l’hanno fatto anche dei giovani? Non molti. Fra i ragazzi, non so perché, c’è qualche timore. A digiunare finora sono state soprattutto persone di mezza età».
Alle quali non interessa «farsi vedere». «Chi digiuna non strilla - dice Emilia Parodi Pedrina - Il nostro è un gesto simbolico per ricordare che incenerire rifiuti non serve a nulla. Con la raccolta differenziata, il compostaggio dell’umido e il trattamento di altri tipi di rifiuti, non ha più senso bruciare immondizie, producendo anidride carbonica e gas velenosi. Specie sulle alture di Sestri, vicino ai bacini idrici che rifornisco la città». I sostenitori degli impianti che bruciano rifiuti (producendo energia e calore) ricordano però che l’impatto sull'ambiente è minimo rispetto alle discariche e che, se fatti in modo adeguato, gli inceneritori non producono sostanze nocive. «Ma è dimostrato che incenerire è una scelta politica di corto respiro ed energivora che solo trasforma il rifiuto in residui pericolosi - replicano i «digiunanti»-. Si recupera poca energia, con maggiori costi e vincoli a carico della comunità».
Il digiuno è diventata così l’ultima forma di protesta per sensibilizzare i politici. «Da loro, finora, non è venuta nessuna risposta - riprende la Parodi Pedrina-. In questo è andata meglio ai colleghi trentini. Ma andremo avanti, il nostro - conclude - sarà un digiuno a oltranza».