Promozioni e premi facili Altolà del ministero all’Autorità portuale

Passi pure, per stavolta, la nuova pianta organica dell’Autorità Portuale. Ma il «carrozzone» di Palazzo San Giorgio così non va. E ha bisogno di una riduzione di personale e di un deciso taglio alle strutture inutili. È dura la lettera inviata dalla direzione generale per i porti del Ministero delle Infrastrutture al presidente Luigi Merlo. La comunicazione, datata 20 giugno, concede il via libera al riassetto dell’ente deciso dal comitato portuale a maggio. La delibera viene approvata anche perché il riassetto prevede comunque una riduzione di sei dipendenti e della cancellazione della categoria degli operai, per un risparmio complessivo di oltre 1,5 milioni nei prossimi tre anni. Però, sottolinea il ministero, questo può essere solo un primo passo.
E nella seconda parte della missiva c’è tutta una serie di osservazioni che l’Autorità portuale genovese dovrà osservare nel futuro prossimo. Innanzitutto, scrive Cosimo Caliendo, responsabile della direzione porti, c’è la «necessità per il futuro di proseguire nell’azione di razionalizzazione dell’organico attraverso una graduale riduzione dello stesso soprattutto nella categoria dei dirigenti e dei quadri con l’assegnazione di mansioni più aderenti a quelle previste nelle declaratorie professionali di cui alla contrattazione nazionale». Detta così, suona un po’ come un avvertimento: il ministero sembrerebbe essersi accorto che a Genova sono stati fatti dirigenti anche dipendenti che in realtà non lo avrebbero meritato. O che comunque non svolgono in realtà le mansioni per le quali sono pagati. Che la categoria dei dirigenti sia sotto osservazione, soprattutto per quanto riguarda la loro «gratificazione» è confermato anche dall’ultimo passaggio della lettera giunta dal ministero. «Si evidenzia la necessità di dotare l’Ente - scrive il direttore Caliendo - di uno strumento di valutazione dei dirigenti al fine di determinare con criteri oggettivi e attraverso un processo trasparente di misurazione delle performance le quote variabili della retribuzione previste dal nuovo contratto nazionale di lavoro applicabile collegate al raggiungimento degli obiettivi prefissati».
Parole secche, per sottolineare aspetti che dovrebbero essere scontati e normali anche all’Autorità Portuale di Genova. Parole che si sommano ad altre dal chiaro sapore di richiamo formale. «In riferimento agli elementi contenuti nella relazione allegata alla delibera (del comitato portuale sul riassetto, ndr) - si legge nella stessa comunicazione del ministero - si richiama l’attenzione sulla presenza di strutture che risultano prove di risorse umane le cui funzioni, pertanto, devono essere accorpate con quelle di altri uffici competenti in materie omogenee, procedendo alla loro unificazione». Insomma, basta con le scatole vuote che esistono nel «carrozzone» genovese. Un’ultima bacchettata riguarda un’altra consuetudine dell’Autorità portuale di Palazzo San Giorgio: «Si segnala altresì l’esigenza di pervenire alla cessazione di tutte le posizioni di lavoro a termine comunque denominate». I contratti interinali, le assunzioni provvisorie (che poi vengono regolarmente trasformate in contratti a tempo indeterminato) non sono più ammesse. Al presidente Luigi Merlo e alla sua struttura i richiami del ministero procurano non pochi grattacapi. La musica va cambiata.