Pronta una legge per multare i clienti delle prostitute

La portavoce di Forza Italia Gardini: «La riforma della Merlin è già in Parlamento. Basta approvarla»

Federica Artina

«Disposizioni in materia di prostituzione». Cinque articoli chiari e concisi datati 26 marzo 2003. Un disegno di legge ideato e redatto dai ministri Bossi, Fini e Prestigiacomo per rettificare - e migliorare - la legge Merlin, in vigore dal 1958, una legge imperfetta che molti deputati appartenenti a maggioranza e opposizione hanno cercato di cambiare. Nel 2002 Berlusconi fu categorico: «Toglieremo le prostitute dalle strade». E pochi mesi più tardi si iniziò a delineare la legge Bossi-Prestigiacomo-Fini, discussa per la prima volta in Parlamento nel settembre 2003 dopo che era stato approvata dal governo circa un anno prima. Un emendamento tornato di grande attualità in questi giorni, dopo la decisa presa di posizione del Vaticano. Elisabetta Gardini, portavoce del coordinamento nazionale di Forza Italia, ha focalizzato nuovamente l’attenzione sul disegno di legge «dimenticato» intervenendo l’altra sera a Omnibus Estate, il programma di approfondimento de «La 7»: «Il progetto firmato Bossi-Fini-Prestigiacomo può rappresentare una valida soluzione al problema della prostituzione», definendolo «una proposta coraggiosa per liberare le donne vittime del più ignobile degli sfruttamenti e per risolvere il problema del degrado urbano».
In principio, dunque, fu la legge Merlin. Era il 1958 e, dopo 10 anni di discussione, entrò in vigore il provvedimento che ordinava la chiusura degli oltre 700 «bordelli» sparsi in tutta Italia. La legge non definisce la prostituzione un reato, mentre considera colpevole chi la favorisce o la sfrutta, vietando alla polizia di schedare le prostitute e di sottoporle a controlli sanitari. Dopo di lì il nulla, o meglio la tempesta. Nel 2001 fu la volta del testo Burani Procaccini: un emendamento composto da un unico articolo in cui si proponeva la carcerazione fino a sei mesi dei clienti sorpresi con una prostituta. Nello stesso anno Alessandra Mussolini avanzò la proposta della zonizzazione - cioè la circoscrizione di aree periferiche dedicate al «mercato del sesso», esperimento poi effettuato a Mestre - e controlli sanitari obbligatori per le prostitute. L’anno successivo, il 10 gennaio 2002, cinquanta deputati capeggiati da Livia Turco e Anna Finocchiaro proposero la cancellazione del reato di favoreggiamento della prostituzione, e pochi mesi più tardi i Radicali chiesero la legalizzazione della professione.
Tocca ora al disegno di legge Bossi-Fini-Prestigiacomo, che vieta espressamente ogni forma di prostituzione «in luoghi pubblici o aperti al pubblico» e prevede sanzioni da 200 a 3000 euro per chi viola la prescrizione, ad eccezione delle donne costrette con minacce o violenze a vendere il proprio corpo. Multe salate anche per chi adesca una ragazza: da 200 a 1000 euro per il cliente sorpreso per la prima volta con una lucciola, che diventano da 2000 a 4000 se il fatto viene ripetuto. Pene inasprite rispetto alla legge Merlin anche per chi sfrutta la prostituzione reclutando, inducendo o agevolando l’attività illecita delle ragazze. Previste nel disegno di legge anche una serie di «interventi di protezione sociale», per i quali è stato previsto un apposito Fondo Speciale. E infine, l’espulsione: nel testo della proposta di legge si legge infatti che «le questure devono segnalare ai servizi sociali gli stranieri che siano stati indotti all’esercizio della prostituzione», favorendone «il ritorno in patria in condizioni di sicurezza».
Al di là di ogni presa di posizione etica e politica, la speranza, ora, è quella che si arrivi al più presto a una soluzione ferma e decisa, che argini definitivamente un fenomeno sempre più dilagante, sempre più criminale.