"Pronta la mozione per costringere Visco a dare le dimissioni"

Caso Speciale, il presidente dei senatori azzurri spiega la strategia contro il viceministro: "Aggiorneremo il testo D’Onofrio firmato da tutti i capigruppo"

Roma - Una mozione presentata la scorsa estate dal presidente dei senatori Udc, Francesco D’Onofrio, firmata da tutti i capigruppo della Cdl a Palazzo Madama e che impegna il governo a invitare il viceministro dell’Economia Visco a dimettersi. Questo è lo strumento che il centrodestra intende utilizzare per riportare il caso Speciale al centro del dibattito parlamentare. Le divisioni interne alla maggioranza potrebbero completare l’opera. Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, ne è convinto.

Senatore Schifani, quale sarà la strategia della Cdl?
«Concludendo il dibattito in Senato su Visco nel giugno scorso dissi che il voto della maggioranza che respingeva la nostra mozione chiudeva solo il primo tempo. Credo, alla luce dei fatti, di non essermi sbagliato. Se Visco fosse stato rinviato a giudizio, sicuramente non avremmo riaperto il caso perché siamo garantisti. Le risultanze della Procura, invece, ci consentono di ritornare sulla richiesta di fare chiarezza senza il minimo sospetto che da parte nostra si voglia strumentalizzare l’azione giudiziaria».

Su cosa vi baserete?
«La stessa Procura da un lato smentisce le indicazioni di Padoa-Schioppa su Speciale che era stato dipinto quasi come un sospetto di alto tradimento, il tutto dopo averlo proposto alla Corte dei conti. Dall’altro lato, si evidenzia l’illegittimità dei comportamenti di Visco. A tal proposito vorrei ricordare che le dimissioni di Scajola e Calderoli ebbero luogo in presenza di comportamenti discutibili ma fini a se stessi. Visco, invece, ha usato il suo ruolo facendo pressione sulla Finanza per evidenti fini politici».

Come si concretizzerà la vostra azione?
«Dall’estate giace in Senato la mozione del presidente dei senatori Udc D’Onofrio che riesaminava il caso Speciale e riproponeva il problema della politica fiscale del governo attuata dal viceministro Visco. Sta per essere calendarizzata, credo se ne possa aggiornare il contenuto con i nuovi elementi. Mi auguro che a sinistra tutti i senatori, che si spendono sempre in parole di rispetto dell’attività dei giudici, siano coerenti e chiedano essi stessi una valutazione politico-parlamentare di quello che la Procura di Roma ha accertato. In particolare, il gruppo di Di Pietro».

Tecnicamente come si struttura la mozione di D’Onofrio?
«Si impegna il governo a trasformare in permanente la revoca al viceministro della delega sulla Finanza e a invitare Visco a rassegnare le dimissioni. Anche perché la sfiducia individuale nei confronti di un viceministro non esiste. Devo dire che continuando così l’andamento politico-parlamentare anche Padoa-Schioppa è alla vigilia di una richiesta di sfiducia per la superficialità nei toni e nei contenuti. Si presta al diktat dell’esecutivo che gli chiede di rimuovere Speciale, esegue la direttiva non motivandola e per di più viene in Senato e lo accusa gravemente. La Corte dei conti registra con difficoltà il provvedimento e la Procura attesta che Speciale è stato vittima. Atteggiamento provocatorio tenuto pure nel caso Petroni. Non è stato politicamente sfiduciato solo grazie ai tre voti della Destra».

Attaccando Padoa-Schioppa non si rischia di ricompattare l’Unione?
«Parlo di vigilia di sfiducia e denuncio le scelte adottate per rimuovere pezzi di istituzioni. Di questo parlerò con gli alleati anche perché la Finanziaria incombe e sono certo che le contraddizioni interne all’ormai ex-maggioranza, dopo le vicende di giovedì, sono destinate a dare alla manovra un percorso imprevedibile».

La Procura ha sollevato il problema della Gdf, rimasta unico corpo di polizia senza comandante generale proveniente dall’interno.
«Con il nostro governo si è espresso per la prima volta un comandante generale dei Carabinieri proveniente dall’interno e questo è un segnale di attenzione e rispetto dell’autonomia. Sono dell’idea che anche questo percorso debba essere seguito dalla Gdf. Questi corpi devono rimanere estranei all’ingerenza politica».

Il caso Unipol-Bnl è rimasto sullo sfondo.
«Il grande sospetto che aleggia è che Visco abbia voluto punire i vertici della Gdf lombarda perché sospettati della fuga di notizie sulle intercettazioni».