«Pronti a liberare i turisti italiani ma nessuno venga più in Niger»

Ottimismo dei familiari: «Ora i ribelli vogliono collaborare»

Raffaela Scaglietta

da Roma

L’ultimo appello dei cavalieri «dimenticati» del deserto sahariano ricorda la logica dei guerrieri politici di altri tempi. Eppure succede nel 2006. Il capo del Far (Forze armate rivoluzionarie) del Sahara ha difeso la lotta del suo gruppo in Niger, ha promesso che libererà i due turisti italiani sequestrati dal 22 agosto e ha detto: «Io presidente del Fronte Far Sahara del Niger mi impegno a liberare gli italiani dopo la pubblicazione di questo comunicato. Dichiaro che il governo del Niger non è democratico e non garantisce i diritti dell’uomo. Dalla morte del nostro presidente della Repubblica del Niger, Ibrahim Barè Mainassara, tutti i rappresentanti del nostro popolo sono stati eliminati: Chahai Barka e Barka Wardagou, rapito e del quale non conosciamo più la sorte». Queste le parole del presidente «senza nome» nigerino rese pubbliche con un comunicato della Farnesina.
«Cerchiamo solo il diritto di un popolo di sopravvivere e quindi chiediamo la possibilità di essere rappresentati nel governo per risolvere pacificamente la situazione e poter garantire la presenza nel nostro territorio di tutti gli stranieri - ha aggiunto il presidente del Far del Sahara - tutti gli stranieri, anche chi vi si trova per motivi di lavoro, non possono recarsi in Niger fino a nuovo ordine. In Niger non vi sono condizioni di sicurezza».
Continua dunque l’altalena di speranze e paura per la sorte di Claudio Chiodi e Ivano de Capitani. E ieri sera il governo di Niamey ha annunciato che i due turisti sarebbero stati portati dai ribelli fuori dal Niger e trasferiti in un Paese confinante. «Ho saputo dal ministro degli Esteri che sta già lavorando e sono in attesa di notizie chiarificatrici», ha commentato ieri Romano Prodi. Mentre più preoccupato è Giovanni Davoli, incaricato d’affari dell’ambasciata italiana in Costa d’Avorio, inviato in Niger dal primo giorno della crisi degli ostaggi. Davoli teme che ci possa essere un blitz compiuto dai militari inviati da Niamey (la capitale del Niger) per liberare i due italiani. «Questa è evidentemente una preoccupazione che abbiamo avuto sin dall’inizio, ma in tutti i contatti che ho avuto con le autorità nigerine ho ribadito più volte che per noi la salvaguardia della vita degli ostaggi è la priorità e mi è parso che loro abbiano recepito». Sempre ottimista è la moglie di Claudio Chiodi: «La mia sensazione è che ci sia un minimo di disponibilità e che questa gente intenda collaborare anche se probabilmente non succederà niente fino a quando il Far non vedrà la dichiarazione pubblicata sui giornali», ha detto Federica Franzoni.
Per il momento il luogo dove si trovano i rapitori non è ancora stato localizzato. Il gruppo sembra sia composto prevalentemente da componenti della tribù nomade Tubu armate (i cosiddetti cavalieri del deserto, combattivi e orgogliosi). I ribelli firmarono un armistizio con il governo nigerino nel 1997 ma il loro comandante fu ucciso nel 2001 e da allora i membri del Fronte promisero di vendicare la sua morte.
Intanto il gruppo dei 19 turisti fermati e poi liberati che viaggiava con Chiodi e de Capitani è atteso in Algeria, tappa quasi conclusiva del viaggio estremo iniziato in Libia. I 19 dovrebbero poi proseguire per la Tunisia e imbarcarsi quindi verso l’Italia entro la fine del mese.