"Pronti Pato e mister X Kakà? Starà con noi a vita"

Berlusconi infiamma i tifosi al raduno del Milan: "La rosa è competitiva, ma ci sarà la sorpresa di un grande attaccante. Puntiamo al mondiale per club". Bagno di folla per il presidente

Milanello - Berlusconi show. Nel giorno santificato al raduno del Milan campione d’Europa, rimasto a bocca asciutta sul mercato, neanche uno straccio di acquisto da presentare al popolo in amore, l’arrivo di Silvio Berlusconi, a Milanello, dopo molti anni di assenza (nel 2000 il precedente con storica polemica sulla sconfitta dell’Italia di Zoff a Rotterdam), colma la lacuna e anzi trasforma un pomeriggio insipido e incolore del pianeta rossonero in un grande evento. «Forza Silvio compraci Ronaldinho» urla uno striscione affisso di buon’ora sulla cancellata: è il segno di una fede incrollabile nella generosità del presidente che pure si presenta a mani vuote ma incassa egualmente un bagno di folla. Dopo la colazione con sponsor e squadra, si presenta sul piazzale di Milanello per mostrare l’ultimo prodigio (la settima coppa dei Campioni) di una stagione irripetibile: la solleva per primo e la passa a ciascun giocatore della rosa rimasta intatta. Poi tocca ai tifosi in carrozzina ricevere la sua stretta di mano e fare la foto di rito, infine la passeggiata lungo la cancellata per soddisfare le attese dei tremila tifosi. «Manda a casa Prodi e l’Inter» gli grida uno. «No, manda a casa Prodi e compraci Ronaldinho» fa un altro mentre telecamere e fotografi riprendono.

Lo show di Silvio Berlusconi (qualche graffio alle sue mani e un carabiniere ferito nella calca) continua nel salone delle conferenze di Milanello, in un’atsmosfera allegra e spensierata. Sembra l’ultima festa dedicata ad Atene più che il primo giorno della nuova avventura. «Sul mercato sono in sintonia tutte le componenti, la società, i giocatori e l’allenatore che non tira fuori il grano» ha voglia di scherzare Silvio Berlusconi seduto tra Ancelotti e Galliani ma anche di tirar dritto per la sua strada che passa, in equilibrio precario, tra la voglia di tenere i conti in ordine e la necessità di corrispondere ai desideri della folla osannante. «La rosa è completa e competitiva, capace di interpretare al meglio la missione del Milan: dobbiamo puntare al mondiale per club» il giudizio riassuntivo del presidente entrato nei dettagli delle mancate operazioni di mercato.

Niente Ronaldinho, «perché se lo tengono stretto a Barcellona», niente Shevchenko «perché, nonostante l’affetto che mi lega a lui e alla sua famiglia, non potevamo chiedere al Chelsea di restituircelo a un prezzo diverso dalla megaofferta dell’anno scorso: solo Sheva poteva liberarsi perciò». Porte invece aperte, anzi spalancate, al giovane Pato, «è una bella promessa, siamo sicuri del suo valore, a 17 anni anche i nostri eroi provenienti dal vivaio rossonero erano già campioncini», più un altro rinforzo, sempre un attaccante, seguito a fari spenti finora, un mister X (Drogba secondo il controspionaggio di Milanello). «Posso svelare l’identità?» chiede rispettoso a Galliani il presidente Berlusconi. «No, per carità» gli risponde il vice-presidente vicario accompagnando il diniego con un deciso tocco di piede sotto la scrivania. «È sempre colpa della sinistra» la battuta di rimando che chiude il siparietto e rilancia l’interesse mediatico.

Così passano quasi inosservati le parole spese per Gourcuff, i complimenti a Suazo («bravo, non ha cambiato idea, mi chiesero di incontrarlo per convincerlo, risposi che rispettavo quel comportamento da gentiluomo»), la richiesta di calciatori eclettici («è il segreto del futuro»), prima di scolpire la vicenda Kakà con una dichiarazione che non offre il minimo appiglio. «Quel che avete letto sul conto del Real e di Kakà è tutta aria fritta. Il brasiliano è un giocatore simbolo del Milan, lo sarà in questa e nelle altre stagioni per cui è sotto contratto, auspichiamo anzi che finisca la sua carriera con noi. E non c’è nessun signore (riferimento a Calderon, ndr) che possa permettersi di venire qui e dire, lo compriamo a questa o quella cifra» la dichiarazione. Resa alla fine meno spigolosa dall’ultima battuta. «Adesso con noi c’è anche il fratello. Dormono in una sola stanza, abbiamo anche risparmiato» chiude Berlusconi. Prima di alzarsi in volo con l’elicottero bianco verso Arcore.