Pronti al rilancio di Forza Italia

Carlo Taormina*

Continua, a ritmo incessante, specialmente a livello locale, la transumanza da Forza Italia, definizione felpata per stendere un velo pietoso su un vero e proprio mercato delle vacche.
All’origine del fenomeno stanno aspirazioni mancate, insoddisfazioni per l’inadeguatezza del dibattito politico interno, scelte di responsabili dei posti di comando basate su incomprensibili, inesistenti o inconfessabili motivi, sentimento di emarginazione ad opera dei potentati locali o centrali, assenza del benché minimo tasso di democrazia nella vita del movimento, convinzione di un sistematico calpestamento dei criteri meritocratici. Di qualunque tipo sia la causale della trasmigrazione, ogni volta si perpetra un tradimento. A maggior ragione quando essa risulti massiccia conseguenza di un calo di consensi elettorali che faccia ritenere vicina una sconfitta nel 2006 ed a maggior ragione quando i motivi della disaffezione siano più che fondati, come in effetti è nel caso di specie.
La transumanza crebbe all’indomani dello sfascio delle regionali, ma subì una battuta d’arresto in coincidenza con l’annuncio di Berlusconi, dato in occasione della dichiarazione programmatica per il nuovo Governo, di voler dare il via al «partito unico».
L’idea di un nuovo collante aveva fatto ritenere che gli ideali del ’94 potessero trovare un nuovo contenitore, dai più immaginato come elevazione all’ennesima potenza del movimento di Forza Italia. Le cose accadute dopo hanno avuto, invece, effetti devastanti. Gli uomini di Forza Italia si sono vergognati di essere tali rispetto alla preferenza per le donne mediaticamente esibita in grande spolvero, per l’assegnazione dei posti di responsabilità, cosa giustissima, purché al sesso corrisponda anche preparazione e rappresentatività politica. Le donne e gli uomini brutti pure hanno tremato per essere stati elevati solo i belli a degni dicitori in pubblico ed in televisione per Forza Italia, cosa anch’essa accettabile purché alla bellezza si accompagnino preparazione ed intelligenza. Per non dire poi, delle persone né giovani né giovanissime, che sono l’80 per cento della popolazione italiana, perché per far largo ai giovani, quelli di primo pelo, di cui si diagnostica una capacità politica riveniente tra una divinazione paradisiaca cui affidare le sorti della politica italiana, appare sempre più evidente che stia partendo o sia partito un gigantesco taglio delle teste di neroniana memoria.
A parte simili facezie, da cui è scaturita non poca demotivazione, il colpo mortale all’orgoglio di appartenenza al più bel movimento del mondo, lo hanno dato le esternazioni coeve all’annuncio del «partito unico», i cui contorni non sono mai stati ben definiti, anche perché ai più è sembrato trattarsi di una gelatinosa sostanza sempre più rimpicciolita per le defezioni, a diverso titolo, di Lega, Udc e Alleanza nazionale.
I forzisti hanno ritenuto, per un attimo, che il «partito unico» potesse costituire l’espansione, con tutti i correttivi del caso, del movimento nato nel ’94 e hanno quindi sperato, fino a quando non è venuto l’annuncio dello scioglimento di Forza Italia o del suo trattamento da marchio di fabbrica da mettere in cantina per sostituirlo con un altro. Un autentico dramma per chi, nonostante tutto o nonostante il nulla sul piano organizzativo, aveva maturato un’emozionale affezione per quel tricolore così diverso da quello ufficiale, e ha avuto ogni volta le lacrime agli occhi ascoltando, nelle piccole e nelle grandi manifestazioni, l’inno di Forza Italia.
Io credo che l’emorragia di forzisti verso altre componenti politiche debba essere immediatamente bloccata e che l’operazione debba prendere le mosse dal percorso inverso a quello fin qui seguito e non solo per questa contingente ma essenziale finalità. Quella del «partito unico» non può essere un’operazione di marketing perché si tratta di un grande salto culturale, il cui percorso è stato, sia pure su di un terreno accidentato, avviato da chi inventò Forza Italia. Le cose della cultura esigono tempo e riflessione, perché la logica dell’usa e getta è l’esatto contrario di una politica consapevole.
Questo significa che occorre ripartire da Forza Italia, che, lungi dal poter essere liquidato, per il fascino, l’affezione, l’amore che suscita negli iscritti e nella gente comune deve essere sostanzialmente rafforzato. La sicurezza che il nuovo soggetto politico possa essere un novum rispetto alla somma delle forze in campo e rispetto al passato, può darla solo Forza Italia per essere stato causa alla prima parte di questa operazione. La nuova Forza Italia deve essere un movimento ad alta democrazia interna, la base, e non il vertice, deve divenire, in questa nuova fase, protagonista del movimento; la presenza di regole, fatte di incarichi a tempo e di incompatibilità con cariche istituzionali. La politica del confronto sui temi e sulle iniziative concrete della politica, il ritorno alla meritocrazia più rigorosa a cominciare dalle cariche di partito, devono essere gli elementi di rilancio di Forza Italia nell’interesse della leadership di Berlusconi e dell’intero Paese che da lui non può prescindere.
* Deputato di Forza Italia