«Pronti a scendere in piazza per Berlusconi»

Antonio Signorini

nostro inviato a Gubbio (Perugia)

Comincia citando l'articolo di Letizia Bandoni, pubblicato ieri dal Giornale, per spiegare che la ricetta va cercata nelle motivazioni e nella passione che portarono il Polo alla vittoria nel '94. Non affossa le tentazioni girotondine spuntate nel suo partito, annunciando un mega-manifestazione degli azzurri che sarà «impressionante e imponente». Ma spiega anche che la politica non si fa solo con la piazza. E replica a chi, come Pier Ferdinando Casini, dice di non voler morire berlusconiano, piazzando al centro di tutti i progetti futuri del centrodestra proprio la leadership di Silvio Berlusconi.
Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ha aperto l'ormai tradizionale Scuola di formazione di Gubbio, che quest'anno non poteva non essere dominata dal dibattito interno al primo partito italiano, alla sua seconda legislatura d'opposizione. La seconda traversata del deserto.
Della divisione tra un'anima movimentista e quella più dialogante nella cittadina umbra, però, non c'è traccia. Dagli interventi (oltre a Bondi nella prima giornata hanno parlato il presidente dei senatori Renato Schifani, il capogruppo alla Camera Elio Vito, il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto, don Baget Bozzo e Alfredo Biondi) emerge l'orgoglio delle cose fatte e la ricerca di un'identità che, a sentire gli interventi, non è molto diversa da quella passata. Ed emerge, soprattutto, un «no» in fotocopia a qualsiasi grosse koalition. Ipotesi bocciata da tutto il vertice azzurro arrivato ieri a Gubbio. Sembrerebbe una presa di distanza dalle tesi di chi, come Giulio Tremonti, non la esclude. Ma è più probabile che siano risposte all'intervista di Pier Ferdinando Casini. «Uno sfogo più che un proponimento politico o un progetto politico. E questo mi preoccupa», commenta Bondi. Frasi che, aggiunge il coordinatore degli azzurri, rischiano di «consegnare alla sinistra quella vittoria elettorale che non ha ottenuto sul piano delle elezioni politiche».
A Casini si chiede conto della sconfitta elettorale. Intanto, ha ironizzato Cicchitto, «farebbe bene a ricordare che tutti noi abbiamo vissuto benissimo con Berlusconi». «D'altra parte - ha aggiunto - se alle ultime elezioni Casini avesse creduto nella vittoria invece di lasciare tutto il peso della campagna elettorale su Berlusconi, forse i risultati sarebbero stati diversi. Il popolo di centrodestra ci chiede unità e opposizione, non sterili polemiche interne allo schieramento».
Vito concede a Casini l'onore delle armi e si dice sicuro «che non porterà l'Udc a sinistra, resta una risorsa». Mentre Schifani (che dice di essere nato e di voler morire berlusconiano) spiega la posizione del leader Udc, con la nostalgia della Dc, partito-stato. Un modello, quello neocentrista, incompatibile con il bipolarismo. Che tutti gli azzurri di Gubbio, invece, vogliono difendere e rafforzare. Così come la leadership di Silvio Berlusconi (che il coordinatore azzurro spera ancora venga alla tre giorni eugubina).
Il leader degli azzurri «è ancora più indispensabile» e non solo a Forza Italia «visto che un suo eventuale addio alla politica getterebbe nella disperazione la maggioranza degli italiani e porterebbe alla mancanza di qualsiasi speranza». Le parole sul Cavaliere non rappresentano solo una mozione degli affetti, ma fanno parte integrante del progetto politico che Bondi delinea parlando alla scuola di Gubbio. Il suo progetto per il rilancio di Forza Italia ha come cardine proprio la «centralità della leadership di Berlusconi».
Agli azzurri della scuola di Gubbio premono le rassicurazioni sui congressi locali. Sui rinnovi delle cariche in periferia che, spiega Schifani, sono scadute e ferme da troppo tempo. Ma sono anche alla ricerca di motivazioni. E della conferma che la nuova Forza Italia d'opposizione sarà soprattutto un partito di lotta. Bondi punta la lancetta proprio su questa opzione. «Per scendere in piazza c'è sempre tempo e penso che lo faremo quando sarà il momento. E sarà una manifestazione di forza imponente e impressionante per il Paese», ha assicurato Bondi.
Il dialogo? Difficile, spiega il coordinatore di Forza Italia, con chi ha l'obiettivo di eliminare tutte le riforme del governo di centrodestra e che cerca di cancellare Berlusconi dalla vita politica italiana. Difficile, se non impossibile con uno schieramento caratterizzato da quello che chiama il «veltronismo» della sinistra. Una politica fatta di un mix di estremismo, cinismo, culto del potere, individualismo. Una mistura con la quale tutto il centrodestra si troverà a fare i conti.