«Pronti a uscire dal Lingotto»

da Milano

Capitalia non molla la presa su Rcs, né su Mediobanca né su Generali, ma è pronta a uscire da Fiat «con calma e nel tempo». Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia, parla a ruota libera dopo la presentazione del piano industriale.
Ai cronisti che lo incalzano sul futuro della banca nel Lingotto risponde: «Non vogliamo entrare nella gestione (di Fiat), ma non abbiamo altresì alcuna ansia di vendere la nostra quota - pari a circa il 7% - fino a quando non sarà completato il piano». La partecipazione della banca nella casa automobilistica torinese, ha ricordato Arpe, «ci deriva da un concambio e deve essere una partecipazione che aiuta il piano industriale del gruppo».
Sulle altre partecipazioni, Rcs in testa, Arpe è categorico: «Non abbiamo alcuna intenzione di uscire da nessuna delle altre partecipazioni». Quella di Capitalia nel patto di sindacato della holding editoriale, al centro di un complesso risiko finanziario, è dunque una presenza «strategica», da tenere a qualsiasi prezzo. Come azionisti non finanziari, ribadisce Arpe, «siamo soddisfatti dell’andamento del titolo». Capitolo Mediobanca e Generali: Arpe ha precisato che le partecipazioni nelle due società «sono stabili». La quota della banca romana in Piazzetta Cuccia è di circa il 10%, e non c’è alcun piano per ridurla, «se non quello annunciato assieme a Unicredit di scendere al 6% ciascuno». I due istituti di credito si erano impegnati a ridurre nel tempo le rispettive partecipazioni in Mediobanca in virtù di un accordo siglato nel 2003 tra i soci bancari di Piazzetta Cuccia e gli azionisti francesi. Le quote dismesse potrebbero andare a Commerzbank, che da tempo ha manifestato l’intenzione di incrementare la propria partecipazione dal 2% al 4%.
E sull’ingresso dei cosiddetti immobiliaristi come Coppola, Ricucci o Zunino in Mediobanca, Arpe è stato lapidario: «Considero il loro ingresso ininfluente». Quanto al Leone alato triestino, Arpe ha sottolineato come il 3% in Generali sia correlato «a un’obbligazione convertibile» e che Capitalia continuerà a essere azionista «finché gli obbligazionisti non decideranno di esercitare tale conversione».