"Pronto a farmi da parte" Fidel apre alla successione

Il lìder maximo, da 16 mesi in convalescenza e lontano dal potere, in una lettera apre alla successione e non ostacola "l'avanzata delle nuove generazioni"

L'Avana - Il presidente cubano Fidel Castro, da 16 mesi ormai lontano dal potere ed in convalescenza per alcuni delicati interventi all'intestino, ha dichiarato che non é sua intenzione "aggrapparsi ad incarichi" né ostacolare "l'avanzata delle nuove generazioni", lasciando così intendere che è poco probabile un suo ritorno ai vertici del potere. In una lettera letta ieri pomeriggio durante il programma Tavola Rotonda della Tv statale in cui ha per la prima volta affrontato il tema della sua relazione futura con il potere, Castro ha comunque sostenuto che si impegnerà a fornire "esperienza ed idee" ai suoi potenziali successori. Il leader cubano, che dall'agosto 2006 ha delegato la presidenza al fratello Raul Castro, ha sostenuto inoltre che ciascun aspetto della attuale situazione a Cuba ha più variabili di quelle esistenti su una scacchiera e ha sottolineato di avere la speranza che nelle soluzioni adottate possa prevalere "l'intelligenza sugli istinti".

Tuttavia, ha scritto, "non mi faccio illusioni" perché "non si tratta di un cammino facile". La lettera ha attirato l'attenzione di analisti e diplomatici, perché Cuba si trova in piena fase elettorale, e il 20 gennaio verranno eletti i nuovi membri del Parlamento. Questo processo culminerà il 5 marzo 2008 con l'elezione del presidente dei Consiglio di Stato e dei ministri, incarichi da sempre assegnati personalmente da Castro. Entrando quindi nel vivo della sua riflessione, Castro ha detto nella lettera che "il mio dovere elementare non è aggrapparmi al potere ma contribuire con esperienza ed idee". Parafrasando quindi un detto dell'architetto brasiliano Oscar Niemeyer, che ha appena compiuto 100 anni, ha sostenuto di voler "essere coerente fino alla fine".

Nel suo messaggio, dattiloscritto ma firmato a mano, si è fra l'altro riferito alla Conferenza di Bali sull'ambiente, sostenendo che i paesi membri del 'Gruppo dei 77' sono riusciti a raccogliere un consenso per ridurre i gas contaminanti nell'atmosfera, nonostante l'opposizione degli Usa e dei paesi loro alleati.