Pronto il ritorno di Colin Powell l’uomo di Bush buono per Obama

Lo chiamavano il guerriero riluttante, ma adesso sembra pronto a rimontare in sella e a prender le redini delle guerre di Obama. La voce gira da giorni, rimbalza dai corridoi della Casa Bianca a quelli del Pentagono. E agita i sonni di molti democratici. Lui Colin Powell, il generale nero di Bush e Reagan che per primo sconfisse Saddam non è certo un democratico. Ma piace a Barack Obama. Il presidente oltre a chiedergli spesso consiglio guarda a lui come il perfetto sostituto di Robert Gates, il segretario alla Difesa repubblicano ereditato dall'amministrazione Bush pronto - come promesso - a lasciar l'incarico a metà mandato. A molti lo scambio sembra perfetto. Perfetto per un'amministrazione sempre più a corto di uomini e sempre più contestata dai generali. Quel guerriero riluttante sembra, innanzitutto, l'uomo giusto per far digerire al Pentagono il siluramento del generale Jim Jones e la promozione a Consigliere per la sicurezza nazionale di Tom Donilon, un politico visto come il fumo negli occhi da tanti militari. A dar retta alle male lingue un ruolo lo gioca anche il colore della pelle , la comune eredità afro americana. La foto di Obama e Colin Powell assieme al comando diventerebbe la perfetta icona della nuova America, realizzerebbe il sogno dai più strenui difensori dei diritti civili. Accanto al primo presidente nero siederebbe per la prima volta un segretario alla difesa con lo stesso color di pelle, un figlio del Bronx sopravvissuto al Vietnam per diventare il primo generalissimo nero dell'America. Ma Obama è un politico troppo navigato per farsi ammaliare dal sentimentalismo razziali. Sa che uno sbaglio gli costerebbe la rielezione. Sa che senza un repubblicano al fianco rischiano sfuggirgli di mano sia il Pentagono, sia quel fronte afghano dove il generalissimo Petraeus non tollera distrazioni. Sa che per controllare l'Afghanistan e i cinque angoli del Pentagono non basta certo Hillary Clinton. Anche perché la signora non ha la minima voglia di mollare Foggy Bottom per litigare con i generali. Preferisce studiare da presidente facendo la spola tra le capitali del potere internazionale. Messa da parte lei non c'è molta carne al fuoco. Il capo della Cia Panetta dice di trovarsi bene lì dov'è e il presidente non s'arrischia certo a contrariarlo. Anche perché la ricerca di un sostituto valido per Langley rischia rivelarsi un rebus ben più complicato di quello per il Pentagono. Volendo pescare in casa Obama potrebbe puntare sul senatore democratico Jack Reed, veterano della Commissione forze armate del Senato. Ma rinunciare ad poltrona al Senato rischia di rivelarsi un sacrificio impossibile. Soprattutto se, come prevedono i sondaggi, i democratici usciranno seriamente ridimensionati dalle elezioni di metà mandato di novembre. A rendere probabile il ritorno alle armi del guerriero riluttante contribuisce inoltre la sua fama di repubblicano sui generis. Pur essendosi sempre definito tale il 74enne Colin Powell non nasconde la sua avversità per tutta quella "nuova destra" che va dai neo conservatori ai Tea Party passando per Sarah Palin. Un'ostilità che lo ha portato a mollare in braghe di tela il candidato repubblicano John McCain http://en.wikipedia.org/wiki/john_mccain quando si scelse la governatrice dell'Alaska come candidato alla vice presidenza. L'ultima ottima ragione per puntare sull'ex segretario di stato è la sua voglia di rivalsa. Dopo le sue dimissioni nel 2005 Colin Powell ha più volte ammesso di voler far di tutto per cancellare l'infamante ricordo di quel 5 febbraio 2003 quando davanti all'Onu spacciò come laboratorio per le armi di distruzioni di massa un comune camion dell'esercito di Saddam. Due anni al Pentagono potrebbero bastargli per costruirsi una carriera a lieto fine e far pace con la propria storia.